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Il 6 novembre, 2019
Topic SEO

Google Bert è un sistema di intelligenza artificiale implementato agli algoritmi di Google alla fine di ottobre 2019. Esso permette al motore di ricerca di comprendere in modo più efficace il linguaggio naturale dell'uomo, proponendo nella SERP risultati più rilevanti e pertinenti rispetto al bisogno manifestato dall'utente.

Google Bert influenzerà il posizionamento del tuo sito?

Alla fine di ottobre 2019 Google ha annunciato l’arrivo di un nuovo aggiornamento, che è stato definito “Bert”.

Si tratta di un update di dimensioni epocali, tanto da essere stato paragonato a RankBrain, che quasi 5 anni fa aveva rivoluzionato l’utilizzo del motore di ricerca, introducendo il concetto di “semantica” delle keyword.

Ma cos’è Google Bert?

Che cosa cambierà con questo aggiornamento?

Influenzerà tutti i siti e, soprattutto, in che modo?

Come puoi adeguare la tua strategia alle caratteristiche di Google Bert?

In questa guida risponderemo a tutte le domande in merito a questo aggiornamento algoritmico. Al termine della lettura saprai esattamente come funziona e cosa puoi fare per farlo divenire un’arma nelle tue mani per la conquista dei motori di ricerca.

Google-Bert

Cos’è Google Bert?

Google Bert può essere considerato il maggior aggiornamento algoritmico a partire da RankBrain, uscito nel 2015.

Il termine “Bert” deriva da Bidirectional Encoder Representations from Transformers.

Che cosa indica questo strano acronimo?

Si tratta di un nuovissimo sistema di intelligenza artificiale, che imita il funzionamento dei neuroni e i loro collegamenti.

In pratica, Google Bert agisce sugli algoritmi affinché comprendano in modo più efficace il linguaggio naturale dell’uomo.

Si stima che Google Bert influirà sul 10% delle SERP. Ciò significa che non tutte le query e non tutte le pagine del tuo sito verranno revisionate e riposizionate, ma che comunque è fondamentale stare all’erta.

Come cambieranno i risultati mostrati nelle SERP?

Ecco alcuni esempi proposti dallo stesso Google.

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Google bert 2In questo caso l’utente sta chiedendo se un viaggiatore brasiliano necessiti di un visto per viaggiare negli USA nel 2019.

La parola “to” – che indica “verso” – e la relazione che detiene con le altre parole presenti nella query si rivela particolarmente importante per comprendere il significato della query. Infatti, indica che è una persona brasiliana a voler viaggiare negli USA, e non viceversa.

In precedenza, gli algoritmi di Google non avrebbero compreso l’importanza della connessione tra “to” e le altre parole e avrebbero presentato risultati poco pertinenti, inerenti ai viaggiatori degli USA che vogliono soggiornare in Brasile.

Grazie a Bert, il motore di ricerca è in grado di comprendere le diverse sfumature di significato e, quindi, l’esigenza più profonda dell’utente. In questo senso, l’algoritmo comprende l’importanza di congiunzioni e preposizioni (dapprima pressoché irrilevanti) e mostra il risultato migliore per la query di riferimento.  

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Google bert 3

Diamo un’occhiata a quest’altra keyword, in cui l’utente sta chiedendo se un estetista trascorre molto tempo in piedi.

Precedentemente, i sistemi avrebbero inteso “stand” come “stand-alone” e avrebbe presentato un risultato scarsamente in linea con il bisogno manifestato dall’utente.

Attraverso l’intelligenza artificiale di cui si compone Bert, oggi il motore di ricerca riesce a comprendere la sfumatura di significato di “stand” e quindi la reale richiesta di chi lo utilizza e, finalmente, fornisce un risultato congruo, che risponda esattamente alla sua domanda: l’estetista trascorre molto tempo in piedi?

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Nel momento in cui un utente ricerca un libro di matematica per adulti, oggi può ricevere un manuale specifico per “re-imparare” quella materia.

Prima di Google Bert, il motore di ricerca non avrebbe prestato troppa attenzione alla parola “adulti”, fondamentale, invece, nel contesto; si sarebbe concentrato infatti sulla prima parte della keyword, "math practice", e avrebbe proposto un risultato rivolto a differenti categorie di persone.

Che cosa possiamo comprendere a partire da questi esempi?

Come specifica Pandu Nayak, responsabile di Google Search, alla base di Google Bert c’è la consapevolezza che, nonostante l’innovazione tecnologica degli ultimi anni, il motore di ricerca non riuscisse ancora a comprendere appieno tutte le keyword:

«Se c'è una cosa che ho imparato negli ultimi 15 anni lavorando su Ricerca Google, è che la curiosità delle persone è infinita. Vediamo miliardi di ricerche ogni giorno e il 15% di quelle query sono quelle che non abbiamo mai visto prima».

Come presentare, quindi, il miglior risultato se il motore di ricerca non comprende appieno la keyword?

Google Bert entra nel linguaggio delle persone. Ne percepisce i concetti, la semantica, le sfumature specifiche date da preposizioni, congiunzioni, avverbi, parole che prima venivano pressoché trascurate. In questo modo, riesce a proporre un risultato che risponda esattamente alla parola chiave ricercata.

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Da cosa deriva Google Bert?

Oltre che da numerose ricerche svolte da Pandu Nayak e il resto del team, Google Bert nasce dall’abitudine sempre più frequente, da parte di chi ricerca informazioni online, di utilizzare la Voice Search.

Secondo alcune statistiche riportate da dialogtech.com, il 65% degli utenti tra i 25 e i 49 anni parla al dispositivo almeno una volta al giorno. E i numeri non si discostano di molto nemmeno nelle altre fasce d’età.

Google Bert 1

Molto spesso, ciò che ricerca vocalmente l’utente è un’attività commerciale. il 28% dei consumatori, infatti, dopo aver svolto la Voice Search si trova a chiamare il negozio trovato direttamente dal pulsante presente nella scheda di Google My Business.

Google Bert 5

Ma la cosa più interessante di tutti questi dati è sicuramente il tipo di ricerca effettuato a voce. È stato studiato, infatti, che le query effettuate a voce cominciano perlopiù con le seguenti forme:

Google Bert 6

Come puoi notare, chi effettua una ricerca vocale utilizza spessissimo gli avverbi “come”, “cosa”, “migliore”, “dove”. In pratica, sono tutte domande piuttosto dirette, che riprendono appieno il linguaggio spontaneo tipico della comunicazione 1-to-1.

Tutte queste statistiche ci portano a pensare che, prima dell’arrivo di Google Bert, il motore di ricerca non fosse ancora pronto per rispondere a una tendenza di questo tipo. In genere, infatti, le ricerche effettuate tramite tastiera sono molto “stringate”, comprendenti solo poche parole.

Per citare un esempio, volendo cercare la ricetta della torta della nonna a partire dalla tastiera, probabilmente utilizzeremmo questo tipo di linguaggio:

Google Bert 7

Al contrario, probabilmente tramite Voice Search useremmo un altro tipo di terminologia, decisamente più naturale:

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In generale, quando l’utente utilizza la ricerca vocale o l’assistente di Google, si approccia a questi sistemi come si approccerebbe con una persona reale.

È sulla base di questo ragionamento che nasce Google Bert: il sommo motore di ricerca ha compreso quanto la Voice Search stia influenzando il comportamento degli utenti e l’ha portato ad agire per rendere i risultati sempre più diretti e pertinenti.

Per approfondire l’argomento, puoi consultare la nostra guida riguardo “Il marketing nell’era del riconoscimento vocale: Siri, Cortana e Assistente Google”.

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Come trasformare Google Bert in un’opportunità per il tuo sito?

Testi più scorrevoli

Google Bert può rivelarsi un grande amico dei copywriter, che, per quanto possano apprezzare la SEO, spesso si ritrovano a utilizzare keyword lontane da un linguaggio naturale, spesso prive di congiunzioni e preposizioni. Queste sono difficili da utilizzare all’interno degli articoli del blog e, spesso, appaiono “forzate”.

Ecco un esempio ripreso da searchenginejournal che mostra in che modo l’utilizzo costante di parole chiave decisamente troppo forzate può culminare nell’over-optimization e infastidire sia Google, sia l’utente:

Google Bert 9

Grazie alla possibilità di sfruttare parole chiave più vicine all’uso quotidiano, puoi realizzare testi più scorrevoli e naturali. In questo modo riuscirai a interagire più facilmente con il tuo pubblico di riferimento, posizionandoti allo stesso tempo per keyword più vicine al linguaggio comune.

Contenuti più diretti

Per poter adeguare il tuo sito a Google Bert dovrai essere necessariamente più diretto. Oggi Google riesce a comprendere meglio la richiesta dell’utente e, quindi, a trovare più facilmente la miglior risposta al suo quesito.

Google Bert ti dà l’opportunità di focalizzarti maggiormente su query specifiche, principalmente MOFU, ricercate da quel pubblico “intermedio” che sta ancora ponderando tra le diverse soluzioni al proprio problema. È da sottolineare infatti che l’utente di oggi ricerca query composte da almeno 5 elementi.

In questo senso, potrai per esempio concentrarti su chi cerca “come dimagrire senza assumere pillole”, evitando di rimanere troppo generico con un articolo dal titolo “come dimagrire”. Così facendo probabilmente diminuiranno le visite al tuo sito, ma queste saranno più qualificate e, quindi, più vicine a ciò che puoi proporre.

Attraverso questo aggiornamento algoritmico, il motore di ricerca sottolinea l’importanza di comprendere esattamente il “mal di pancia” del tuo Buyer Persona per offrirgli la migliore risposta.

Dopo aver analizzato il bisogno del tuo target di riferimento, sii immediato nei tuoi contenuti. Evita introduzioni lunghissime che nessuno leggerà mai e offri fin da subito la soluzione che l'utente si aspetta di ricevere.

Proponendo un risultato estremamente diretto, che eviti ogni fronzolo e offra nell’immediato la risposta all’utente, potrai catturare la sua attenzione e trovare la sua soddisfazione.

E, si sa, la soddisfazione da parte dell’utente si traduce anche in un miglior ranking.

A questo proposito, un buono spunto per la creazione degli articoli del tuo blog può arrivare da Wikipedia, che spiega l'importanza di essere concisi senza comunque rinunciare ad essere chiari.

Google Bert 11

Maggior attenzione ai competitor

Abbiamo già visto che, con l’arrivo di Google Bert, diventa fondamentale proporre la migliore risposta all’esigenza mostrata dall’utente.

Ebbene, per poter proporre la migliore risposta non basta semplicemente scrivere un articolo ottimo, ma anche prestare attenzione a ciò che fanno i competitor. Questo non tanto nell’ottica di “copiare” i loro contenuti, quanto con lo scopo di dare maggior valore ai propri.

Sappiamo che Google Bert si svilupperà prima nei Paesi anglosassoni e successivamente in Italia. Questo può essere utilizzato come punto a tuo favore.

Cerca la keyword che ti interessa su google.uk o google.com e analizza i primi risultati. Ecco un esempio:

Google Bert 10

All’interno del primo risultato, puoi notare la presenza di un elenco puntato. Le varie definizioni vengono approfondite dapprima con un brevissimo testo, successivamente con immagini ed esempi concreti. A conclusione, è presente un sommario che riassume in punti molto sintetici tutto ciò che è stato detto in precedenza.

Così facendo, puoi adottare una struttura simile per il tuo articolo, ricordando l’importanza di essere diretti per mezzo di testi, immagini e video. Cerca un punto di differenziazione rispetto ai tuoi competitor e sfruttalo per catturare maggiormente l’attenzione dell’utente.

E, ricorda, sii il più diretto possibile. Sempre.

In conclusione...

In questo articolo abbiamo visto cos’è Google Bert e in che modo il funzionamento del motore di ricerca cambierà con esso. Si tratta di un aggiornamento algoritmico particolarmente impattante: esso, infatti, revisionerà i risultati del 10% delle SERP, riposizionandoli per rispondere in modo più diretto a una richiesta estremamente naturale e "colloquiale" dell'utente.

Come vincere la paura di un riposizionamento dopo l'arrivo di Google Bert? Il connubio perfetto prevede la creazione di articoli esaustivi e approfonditi, offrendo comunque una risposta immediata, senza molti fronzoli, alla domanda dell'utente.  

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Stefano Robbi

C.E.O. di NetStrategy. Appassionato di digital marketing con forte propensione all'analisi quantitativa dei dati, ha dato vita al cuore digitale di NetStrategy® nel lontano 2009. Alla passione e alle competenze maturate sul campo nell’ambito del search marketing, Stefano può accostare una formazione specifica di marketing strategico, acquisita nel M.Sc. in Marketing Management all'Università Bocconi e nella pregressa esperienza presso Microsoft Italia.

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