Mobile-only indexing: da marzo 2021 Google considererà solo il mobile

Qualsiasi lacuna da smartphone e tablet rischia quindi di comportare una diminuzione progressiva del ranking organico

Alcuni dei contenuti presenti nelle pagine del tuo sito (articoli, immagini, video, meta title e meta description) sono visualizzabili solo da desktop?

Da smartphone le pagine del tuo sito si presentano lente nel caricamento e non si adattano alla risoluzione dello schermo, costringendo i visitatori ad abbandonarle?

Il tuo sito in versione mobile è stato realizzato su un sottodominio specifico (differente da quello in versione desktop)?

Se ti trovi in una di queste situazioni, è probabile che il tuo sito subisca un’influenza negativa dalla mobile-only indexing. Con questo aggiornamento, infatti, gli algoritmi di Google si concentrano sulle pagine e i contenuti visualizzabili da mobile per scegliere come posizionare il tuo sito nella SERP (Search Engine Results Page), la pagina dei risultati.

Quali sono le linee guida da seguire per evitare di vedere vanificati tutti gli sforzi attuati fino a ora nella SEO, perdendo quindi visibilità sui motori di ricerca e nuovi potenziali clienti per la tua azienda? In questo articolo analizziamo insieme cosa comporterà la mobile-only indexing e cosa puoi fare, nel concreto e a partire da oggi, per ottimizzare il tuo sito in questo senso.

Contenuti in breve:

Cos’è la mobile-only indexing?

La mobile-only indexing è un’ulteriore evoluzione dell’aggiornamento definito “mobile-first indexing”, realizzato da Google a partire dal 2016. Con questo update, i crawler (o spider) del motore di ricerca, ossia i software deputati all’analisi e all’indicizzazione SEO delle pagine dei siti, danno la massima priorità ai contenuti mobile. Di conseguenza, un sito ottimizzato per la visualizzazione da smartphone e da tablet ha maggiori probabilità di raggiungere la #1 posizione nella pagina dei risultati rispetto a un sito ottimizzato solo per i dispositivi fissi.

Ciò che sta alla base di questo importante aggiornamento è la tendenza sempre maggiore alla navigazione da smartphone. Basti pensare che, secondo le statistiche riportate da ahrefs.com risalenti a giugno 2020, il 52,2% del traffico sul Web avviene tramite smartphone. Questo dispositivo viene utilizzato non solo per navigare sui social network, ma anche per la ricerca attiva delle aziende: il 51% di quanti utilizzano internet scopre nuovi prodotti e servizi a partire dal proprio smartphone. Di qui la necessità di proporre, nella prima pagina della SERP, contenuti che si visualizzano perfettamente da questo device.

Con la mobile-only indexing, gli spider di Google si concentreranno quasi esclusivamente sulla versione mobile del sito, che dovrà quindi rispondere perfettamente agli algoritmi del motore di ricerca. Per questo motivo, i contenuti che oggi sono visualizzabili solo da desktop, probabilmente non saranno più indicizzati e posizionati. Per evitare di perdere ranking, è quindi necessario effettuare un’analisi SEO avanzata, che andrà a individuare dapprima tutti quei contenuti che presentano il tag no-index da mobile e che, quindi, potrebbero non essere visibili a Google; in secondo luogo, l’audit SEO permetterà di adottare tutti quegli accorgimenti tecnici che andranno a migliorare le performance del sito da mobile, incontrando l’approvazione di Google e dell’utente.

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Quali siti saranno maggiormente influenzati dalla mobile-only indexing?

Tutti i siti presenti a oggi sul Web saranno inevitabilmente influenzati dalla mobile-only indexing, che andrà a modificare il posizionamento organico delle pagine nella SERP per migliaia e migliaia di keyword. Tuttavia, esiste una categoria di siti che ne sarà maggiormente interessata: quelli che hanno un sottodominio m. Una pratica di tendenza qualche anno fa, infatti, prevedeva la realizzazione di una “sezione” separata del sito per la visualizzazione da mobile. In molti casi, veniva creato un sottodominio separato, come m.esempio.it (sottodominio del dominio principale www.esempio.it), in cui erano presenti le pagine, le notizie e tutti quei contenuti destinati al pubblico che navigava da smartphone o da tablet.

Come specificato su Twitter dallo stesso John Mueller, Senior Webmaster Trends Analyst di Google, in casi come questi, il motore di ricerca non sarà in grado di visualizzare, e quindi indicizzare, le pagine da desktop. I crawler, infatti, si concentreranno sul sottodominio m., annullando di fatto il posizionamento organico acquisito dal dominio principale (www.esempio.it). È per questo che, anche quando un utente utilizzerà un dispositivo fisso per la ricerca su Google, verrà reindirizzato al sottodominio m.

Come farsi trovare pronti per questa grande novità?

La mobile-only indexing rappresenta il punto di arrivo di una strada che Google ha intrapreso già da qualche anno: quella di dare priorità nella SERP a tutti quei siti che garantiscono una brillante User Experience non solo da desktop, ma anche da mobile. Sappiamo però che l’ottimizzazione da mobile non è la mera trasposizione dei contenuti su schermi di risoluzione diversa, inferiore, ma richiede particolari accortezze. Di seguito approfondiamo i principali aspetti da analizzare nel nostro sito e come agire per risolvere eventuali lacune o frizioni.

Tutti i contenuti del tuo sito sono visibili da smartphone?

Con la mobile-only indexing, il motore di ricerca reperirà le informazioni e i contenuti delle pagine del tuo sito quasi esclusivamente dalla sua versione mobile. È fondamentale, quindi, che non siano presenti impedimenti che possano bloccare la scansione di questi elementi ai crawler di Google. Verifica quindi che sul file robots.txt del tuo sito, che indica agli spider quali pagine scansionare e indicizzare, non siano presenti i tag no-index no-follow per la versione mobile. In quel caso, i contenuti interessati a questi tag non verrebbero analizzati dai crawler e quindi non avrebbero la possibilità di acquisire un posizionamento organico.

Oltre alle pagine, può capitare che alcuni elementi essenziali nella SEO, come meta title e meta description, siano impostati solamente per la versione desktop. In questo caso è bene inserire i meta tag nelle pagine visualizzate da mobile: permetteranno non solo di facilitare il riconoscimento della parola chiave per la quale ci si vuole posizionare, ma anche di acquisire maggiore credibilità e suscitare interesse nell’utente.

La mobile-only indexing fa riferimento non solo ai contenuti testuali, ma anche a quelli multimediali: immagini e video sono parte integrante nel processo di acquisizione di ranking sui motori di ricerca. Può talvolta capitare di avere tante immagini da mostrare all’utente. In questi casi, è usuale adottare una tecnica particolare. Se, per esempio, le immagini da visualizzare sono 20, queste vengono mostrate e fatte scorrere senza problemi da desktop; da mobile, invece, si preferisce mostrarne solo alcune (per esempio, 3) fin da subito e permettere all’utente di cliccare su un pulsante o su un link per visualizzare anche le restanti 17. In questo modo, la pagina risulta graficamente più leggera.

Immagine tratta dal sito www.developers.google.com

Nonostante il concetto di fondo possa sembrare corretto, è Google stesso a suggerirci di non adottare questa tecnica: i Googlebot non riescono infatti a comprendere al meglio le interazioni dell’utente e, quindi, a individuare il “contenuto nascosto” all’interno della pagina. Di conseguenza, sarà difficile che le immagini che si visualizzano solo cliccando sul pulsante vengano indicizzate dal motore di ricerca.

Il tuo sito è particolarmente lento nel caricamento dei contenuti da mobile?

Grazie a Pagespeed Insightstool messo a disposizione gratuitamente da Google, possiamo verificare qual è il livello di ottimizzazione SEO e di velocità di caricamento del nostro sito, sia da desktop che da mobile. Per migliorare quest’ultimo aspetto, è necessario in primis agire sui contenuti multimediali: prima di procedere all’inserimento delle immagini, è bene che il loro peso venga alleggerito. Ciò si può fare tramite software di grafica, come Photoshop, oppure tramite tool disponibili sul Web: Jpeg Mini, TinyJPG e Lunapic sono tra i programmi online più conosciuti per comprimere le foto che vengono caricate sui siti.

A influenzare negativamente il caricamento delle pagine può essere anche la presenza di un eccessivo numero di reindirizzamenti. Questa funzionalità viene adottata generalmente nel momento in cui si desidera “inoltrare” l’utente a una risorsa (pagina, articolo,…) diversa rispetta a quella da lui ricercata. Tuttavia, ogni qualvolta un utente vuole accedere a una pagina sottoposta a redirect, il server impiega più tempo per mostrarla: dapprima passa per la pagina eliminata e sostituita e, successivamente, reindirizza l’utente alla pagina che si desidera mostrare. Per questo, è bene utilizzare i reindirizzamenti quando sono veramente necessari, come per eludere la presenza di errori 404, evitando quindi di abusarne.

Anche l’eccessiva presenza di plugin può causare fastidiosi rallentamenti. Se hai installato plugin che non stai attualmente utilizzando da mobile, procedi alla disinstallazione per alleggerire il portale.

Una volta attuate tutte queste modifiche, la velocità di caricamento dovrebbe già essere migliorata notevolmente. In caso contrario, è probabile che le prestazioni negative del tuo sito derivino da un hosting datato e poco performante: valuta quindi per un upgrade o per la scelta di un nuovo fornitore.

La visualizzazione mobile delle pagine del tuo sito è buona?

Prestare attenzione a come le pagine vengono visualizzate da smartphone è fondamentale: nel caso in cui un utente non riuscisse a leggere il contenuto testuale perché troppo piccolo o fosse costretto a zoomare e ridurre le immagini per visualizzarle, potrebbe facilmente spazientirsi e dirigersi verso altri risultati. Ciò significa perdere credibilità non solo di fronte a un visitatore che avrebbe potuto essere convertito in una nuova opportunità commerciale, ma anche di fronte a Google: l’incremento della frequenza di rimbalzo (la percentuale di utenti che visitano una sola pagina del sito per poi abbandonarlo definitivamente) funge da campanello di allarme per gli algoritmi del motore di ricerca!

Fai in modo che il visitatore non sia mai costretto a scrollare in orizzontale: l’intero contenuto dev’essere presente all’interno della colonna dello schermo dello smartphone e lo scroll deve avvenire unicamente in verticale. Inoltre, rendi la larghezza dei caratteri più elevata rispetto allo schermo dei dispositivi fissi: così facendo, l’utente non dovrà avvicinare lo smartphone agli occhi o zoomare per poter leggere chiaramente.

Adotta sempre un design responsive, che permette di adattare i contenuti del sito a molteplici risoluzioni degli schermi. Tieni in considerazione il concetto “less is more” per realizzare una struttura minimale delle tue pagine, che mantenga rapido il caricamento e catalizzi l’attenzione dell’utente sugli elementi davvero importanti per il tuo business. In questo modo, sarai certo che, da qualunque dispositivo il tuo visitatore visiti le pagine, potrà sempre vederle in maniera impeccabile.

Necessiti di supporto nell’ottimizzazione mobile del tuo sito?

La mobile-only indexing pone sotto i riflettori di Google la versione mobile di ogni sito. È quindi fondamentale ottimizzare le pagine per i dispositivi mobili, come smartphone e tablet, affinché il motore di ricerca possa scansionarle, indicizzarle e posizionarle nella SERP. Oltre alle accortezze descritte nei precedenti paragrafi, è bene considerare sempre l’importanza di attuare anche tutte le altre, e più comuni, tecniche per l’ottimizzazione SEO del sito (per esempio, l’analisi preliminare delle keyword, l’inserimento dei meta tag, la creazione del testo alternativo nelle immagini,…). Così facendo, non dovremo temere gli aggiornamenti algoritmici e potremo sfruttare a nostro vantaggio anche la mobile-only indexing, superando la concorrenza online e facendoci trovare da nuovi potenziali clienti.

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Stefano Robbi

Stefano Robbi

C.E.O. di NetStrategy. Appassionato di digital marketing con forte propensione all'analisi quantitativa dei dati, ha dato vita al cuore digitale di NetStrategy® nel lontano 2009. Alla passione e alle competenze maturate sul campo nell’ambito del search marketing, Stefano può accostare una formazione specifica di marketing strategico, acquisita nel M.Sc. in Marketing Management all'Università Bocconi e nella pregressa esperienza presso Microsoft Italia.

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