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15.10.25

Google AI Mode: cos’è, come funziona, cosa cambia

INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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Google AI Mode: cos’è, come funziona, cosa cambia

Quante volte negli ultimi mesi hai sentito parlare di Gemini, AI Overviews, Chat GPT e ricerca conversazionale? E ti sei chiesto o chiesta “cosa sta cambiando nel modo in cui gli utenti cercano informazioni su Google”?

Secondo Statcounter, la quota di Google nel traffico di ricerca globale è scesa all’89,71% nel Marzo 2025, con una tendenza al ribasso iniziata nell’ottobre 2024. Si tratta del primo calo sostenuto sotto il 90% in quasi dieci anni: l’ultima volta che Big G ha registrato numeri simili è stato all’inizio del 2015.

Ma ciò che si sta trasformando non è (solo) la posizione dominante, bensì le modalità con cui l’utente interagisce con i contenuti online. E con l’introduzione di Google AI Mode, il motore di ricerca più usato al mondo smette di essere un semplice indice di pagine e si trasforma in un assistente conversazionale, multimodale e personalizzato.

In questo articolo, redatto grazie ai consigli dei nostri esperti in materia di SEO, ti forniremo tutte le informazioni su Google AI Mode, che è stata lanciata da Google negli USA il 20 Maggio 2025.

Ti spiegheremo cos’è, come funziona, quali impatti avrà sul mondo della SEO e della ricerca online e cosa pensiamo sarà utile svolgere per aumentare le probabilità di citazione del tuo sito web in AI Mode.

Punti chiave dell’articolo

Ecco, in sintesi, i temi che affronteremo:

  • Cos’è e come funziona Google AI Mode? Ti spieghiamo in cosa consiste questa nuova modalità di ricerca, come si attiva, su quale tecnologia si basa (Gemini 2.5) e quali sono le funzionalità più interessanti, come: risposte conversazionali con link integrati, ricerca multimodale con immagini e audio, sessioni salvabili, follow-up automatici, analisi complesse, tecniche come query fan-out e l’arrivo di Deep Search.
  • Quando è stata presentata Google AI Mode? Ripercorriamo le tappe chiave: l’annuncio iniziale sul blog Google e la presentazione ufficiale al Google I/O 2025, con focus su obiettivi e novità illustrate durante l’evento.
  • In quali paesi è disponibile oggi? Facciamo il punto sull’attuale rollout (limitato agli USA) e su cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi, prendendo spunto da come sono state gestite le AI Overviews.
  • Cosa significa tutto questo per la SEO? Analizziamo l’impatto reale di AI Mode su visibilità, click, tracciabilità e metodi di ottimizzazione, con dati aggiornati e considerazioni strategiche per chi lavora con i motori di ricerca.
  • Cosa puoi fare per essere citato da AI Mode? Condividiamo un elenco di buone pratiche basate sulla nostra esperienza, già valide per gli attuali sistemi AI come le Overviews: rafforzare la reputazione del tuo brand online, lavorare sul codice e sui dati strutturati, creare contenuti originali, verticali e multimediali, migliorare UX e tracciamento per leggere meglio i risultati.

Cos’è e come funziona Google AI Mode?

Google AI Mode è la nuova esperienza conversazionale integrata in Google Search, che trasforma la classica ricerca in un dialogo con l’intelligenza artificiale.

Con AI Mode non navighi più tra snippet statici ma chatti con un assistente intelligente, che interpreta la tua richiesta, la scompone in sotto-domande, esplora il web e ti restituisce una risposta sintetica, completa e visivamente ordinata. Si tratta di un modo di interagire innovativo, conversazionale, multimodale e personalizzato, inserito nel cuore della ricerca tradizionale.

L’accesso ad AI Mode avviene tramite una sezione dedicata, visibile come una nuova tab chiamata appunto “AI Mode”. Al suo interno, puoi porre domande in linguaggio naturale proprio come faresti con ChatGPT o Gemini, ma senza uscire da Google. Alla base di tutto c’è Gemini 2.5, la versione più avanzata del modello linguistico sviluppato da Google DeepMind.

In poche parole, si tratta della stessa tecnologia già presente in Gemini standalone, ma in questo caso integrata direttamente nella SERP, per trasformare la ricerca in un flusso continuo di conversazioni.

La forza di questa modalità sta nella sua estrema flessibilità. All’interno di AI Mode, puoi inviare immagini, registrazioni audio, screenshot o semplicemente digitare una domanda: in ogni caso, riceverai una risposta strutturata, comprensibile e adatta al tipo di richiesta formulata.

Sappi anche che è possibile salvare la sessione, riprenderla in un secondo momento e ricevere suggerimenti per continuare a esplorare il tema. Un’interazione così naturale è pensata per modellarsi sul comportamento degli utenti, che spesso cercano informazioni complesse in momenti frammentati della giornata, mentre cucinano, sono in macchina o stanno cercando qualcosa rapidamente dallo smartphone.

Tutto questo è possibile grazie alla natura multimodale del modello Gemini 2.5, capace di analizzare input testuali e visivi allo stesso tempo. Come utente puoi, ad esempio, scattare una foto e chiedere cosa rappresenta, ricevere risposte vocali senza dover digitare, o combinare testo e immagini in un unico prompt per ottenere risposte complesse.

Devi sapere che le risposte generate non sono mai generiche: possono assumere la forma di brevi paragrafi informativi, elenchi puntati, tabelle comparative o veri e propri schemi con visualizzazioni grafiche. Ogni risposta include link a fonti autorevoli, ma l’esperienza visiva è diversa dalla classica lista di link: le fonti vengono integrate nel corpo della risposta, per garantire continuità di lettura e un’interazione più fluida.

Uno degli aspetti più innovativi del sistema è il meccanismo di query fan-out, che consente di analizzare una richiesta suddividendola in sotto-temi e lanciando, in parallelo, centinaia di micro-ricerche web descritto da Google in questi termini:

“AI Mode, sotto la superficie, utilizza la nostra tecnica di ‘query fan-out’ che scompone la tua domanda in sotto-temi e invia simultaneamente una moltitudine di query. Questo consente a Google Search di esplorare il web più a fondo rispetto a una ricerca tradizionale, aiutandoti a scoprire contenuti incredibilmente pertinenti.”

Tradotto: ogni risposta viene costruita non come una selezione di link, ma come una vera sintesi ragionata, basata su fonti multiple e generata in pochi secondi.

Tra le funzionalità più avanzate, spicca Deep Search, una modalità che utilizza lo stesso principio fan-out ma in forma estesa che permette di eseguire centinaia di ricerche simultanee, collegare informazioni provenienti da fonti diverse e produrre report approfonditi e citati, come fossero articoli specialistici.

Come afferma Liz Reid, VP Search di Google:

Deep Search utilizza la stessa tecnica di query fan-out, ma portata a un altro livello. Può eseguire centinaia di ricerche, connettere informazioni diverse tra loro e creare un report completo e citato in pochi minuti, risparmiando ore di lavoro.”

Si tratta di una forma evoluta di ricerca verticale, che restituisce veri e propri “paper” citati, come se fossero scritti da esperti, con link alle fonti e dati aggiornati.

Nel corso dei mesi, Google ha poi annunciato una serie di nuove funzionalità che arricchiranno progressivamente l’esperienza di AI Mode, rendendola sempre più completa e operativa. L’obiettivo è quello di rendere questo assistente capace non solo di rispondere, ma anche di analizzare, suggerire e agire.

Tra le novità in arrivo:

  • Complex analysis. Per generare grafici dinamici e analisi dettagliate su dati in tempo reale, come ad esempio l’andamento dei mercati finanziari o le statistiche sportive, elaborati direttamente all’interno della risposta.
  • Search Live. Una modalità pensata per offrire aggiornamenti in tempo reale durante eventi in corso, grazie alla comprensione contestuale e visiva della fotocamera (in combinazione con Project Astra).
  • Shopping in AI Mode. Permetterà agli utenti di confrontare prodotti e utilizzare funzioni di “prova virtuale” come try it on, per visualizzare come determinati capi o accessori potrebbero apparire indossati.
  • Agentic checkout. Una delle funzionalità più interessanti che permetterà agli utenti in AI Mode di cercare, filtrare e suggerire opzioni di acquisto per biglietti, prenotazioni o servizi.

Vediamo nel dettaglio come potrebbe funzionare:

“Trova 2 biglietti economici per la partita di [squadra x] in programma sabato”

In risposta, AI Mode esplorerà automaticamente i portali di ticketing, analizzerà centinaia di soluzioni disponibili e fornirà una selezione pronta all’acquisto, con un pulsante diretto per finalizzare l’operazione.

Ma come ha chiarito Liz Reid, VP di Google Search:

“Non concluderemo mai l’acquisto per conto dell’utente, ma porteremo il pulsante ‘Compra’ direttamente davanti a lui, senza che debba affrontare l’intero processo da solo.”

Oltre a questo si aggiungerà anche la ricerca personalizzata, attivabile solo su base volontaria, che permetterà all’utente di collegare AI Mode ai propri servizi Google (come Gmail, Calendar, Maps) per ricevere suggerimenti ancora più mirati, basati sulle proprie abitudini, prenotazioni passate o preferenze.

Entrando nello specifico, digitando una richiesta come “Cose da fare a Milano questo weekend con amici”, AI Mode sarà in grado di proporre ristoranti con tavoli all’aperto, eventi musicali vicino alla tua posizione geografica o attività in linea con la cronologia delle tue ricerche e dei tuoi spostamenti registrati (anche tramite le email di conferma dei voli ricevute e archiviate in Gmail).

Cosa significa questo? Che tutte queste funzionalità saranno modulari, disattivabili e configurabili ma quello che conta è che la ricerca non sarà più generalista, ma profondamente modellata sul contesto dell’utente.

Quando è stata presentata Google AI Mode?

Google AI Mode è stata presentata pubblicamente per la prima volta il 5 Marzo 2025, attraverso un articolo ufficiale pubblicato sul blog di Google Search. In quel primo annuncio, l’azienda ha descritto AI Mode come una nuova modalità conversazionale di ricerca, progettata per offrire risposte dettagliate, strutturate e accompagnate da fonti attendibili, basandosi su input multimodali come testo, immagini e contenuti vocali.

Nella fase iniziale, la funzionalità è stata resa disponibile in anteprima all’interno di Search Labs, l’ambiente sperimentale di Google riservato a un numero selezionato di utenti. Il blog evidenziava già l’integrazione con Gemini 2.5, sottolineando l’ambizione di Google nel superare il tradizionale modello di ricerca basato su liste di link, in favore di un’esperienza più interattiva e personalizzata.

Il rilascio ufficiale al pubblico statunitense è avvenuto poi il 20 Maggio 2025, nel corso del Google I/O 2025, l’evento annuale di riferimento per il mondo degli sviluppatori, in cui Google presenta le sue principali innovazioni in ambito Search, Android, AI, cloud e hardware.

Durante il keynote inaugurale, Liz Reid, responsabile globale di Google Search, ha illustrato nel dettaglio le potenzialità di AI Mode, soffermandosi in particolare su:

  • L’approccio multimodale all’interazione utente
  • L’utilizzo della tecnica query fan-out per generare risposte più ricche
  • L’introduzione di funzionalità avanzate come Deep Search, agentic checkout e integrazione con il contesto personale dell’utente.

Da quel momento, AI Mode è diventato disponibile negli USA su desktop e mobile, diventando a tutti gli effetti il primo esperimento strutturato di conversational search nativamente integrato in Google.

In quali paesi del mondo è attiva ora?

La fase di sperimentazione circoscritta agli USA e ai mercati anglofoni è definitivamente conclusa. Dopo un periodo di sperimentazione intensiva durato circa un anno negli Stati Uniti, Google ha accelerato il suo programma di espansione, trasformando l'AI Mode da esperimento di laboratorio a realtà operativa globale.

Google AI Mode è ora attiva in decine di paesi in tutto il mondo, coprendo gran parte delle Americhe, dell'Asia-Pacifico e, cosa fondamentale per il pubblico italiano, anche l'Europa. L'Italia, insieme a paesi chiave come Germania, Francia, Spagna e molti altri, non è più in attesa di attivazione, ma è parte integrante di questo nuovo ecosistema di ricerca.

Questo rollout massivo e rapido ha superato ogni precedente tempistica, ed è la prova che Google vorrà considerare la ricerca conversazionale basata su Gemini il nuovo standard. La disponibilità non è più limitata a un ristretto gruppo di tester: AI Mode sta raggiungendo la maggior parte degli utenti maggiorenni e loggati, supportando ufficialmente decine di nuove lingue.

Per verificare la lista esatta di paesi e di lingue che ad oggi sono in grado di supportare AI Mode, visita pure questa pagina web del sito di Google.

Cosa implica per la SEO e per la ricerca online?

Google AI Mode non è un test di laboratorio. È l’inizio di un cambio di paradigma profondo, che impatta la natura stessa della SEO, il modo in cui produciamo contenuti, e soprattutto come li valutiamo.

La classica ricerca fatta di parole chiave e link blu non scompare, ma viene affiancata e, nel medio periodo, potenzialmente superata, da un modello assistenziale in cui l’utente interagisce direttamente con un'intelligenza artificiale che seleziona, sintetizza e restituisce informazioni già elaborate.

Fino ad oggi, chi lavora in ambito SEO ha sempre avuto un obiettivo chiaro: essere ben posizionati in SERP. Con AI Mode, però, la vera domanda diventa: il mio contenuto è abbastanza rilevante da essere scelto dal modello AI e inserito nella risposta all’utente?

Per questo, saranno sempre più importanti tre nuove dimensioni:

  • Posizionamento semantico: non si tratta più di centrare le keyword, ma di rispondere a intenti, domande complesse, bisogni informativi perché l’AI ragiona per significati, non per corrispondenze testuali.
  • Citabilità algoritmica: i contenuti devono essere autorevoli, ben strutturati, supportati da fonti, pensati per essere “citabili” da un sistema automatico che compone la risposta.
  • Ottimizzazione per risposte AI: chiarezza, sintesi, formattazione pulita. Un testo disordinato o poco gerarchizzato, oggi, ha meno probabilità di entrare nel frame di una risposta AI.

Ma quindi: cosa succede al traffico organico?

Uno degli effetti più discussi riguarda proprio il traffico ai siti web. Già con le AI Overviews, si è visto come il modello AI possa fornire risposte talmente complete da ridurre la necessità di cliccare. Secondo Ahrefs, questo ha comportato una riduzione del CTR organico del 34,5%.

Qui di seguito è possibile notare un caso di “decoupling effect” tra impressions e click proprio a causa della comparsa delle AI Overviews. Il sito web, in questo caso operante nel settore consulenziale B2B, riceve molte più impressioni, potenziando la sua visibilità organica complessiva, che però non si trasformano concretamente in clic generanti sessioni di navigazione.

Tuttavia, nel caso di AI Mode, la situazione è per ora diversa, perché:

  • È contenuto in una tab separata
  • Si attiva solo con il consenso esplicito dell’utente
  • Integra link alle fonti, ma in modo più discreto rispetto alla SERP classica

Questo significa che, per ora, non dovremmo perdere traffico massivamente, ma dobbiamo iniziare a considerare una nuova forma di visibilità che non si manifesta nei numeri, ma nell’esperienza utente.

Qui entra in gioco la prima complicazione. Fino a Maggio 2025, uno dei problemi principali di AI Mode era l’attribuzione del traffico: i link generati dall’AI includevano l’attributo noreferrer, rendendo impossibile risalire alla loro origine. Né Google Analytics né Search Console riuscivano a distinguere questi clic da altre fonti.

“Non esiste un modo affidabile per tracciare il traffico generato da AI Mode. Né Google Analytics né Search Console possono identificarlo come sorgente autonoma.” (Ahrefs, Maggio 2025)

Tuttavia, Google ha già corretto questo bug. I referrer sono ora attivi e i clic generati da AI Mode vengono tracciati correttamente sia in Google Analytics 4 che in Google Search Console.

Ma c’è un limite: i dati non sono ancora filtrabili in modo dedicato. In GA4, vengono mescolati con tutto il traffico di origine google / organic, mentre in Search Console confluiscono nei clic totali provenienti dal motore di ricerca, senza alcuna etichetta che indichi se derivano da AI Mode o dalla SERP tradizionale.

I clic ci sono, ma restano “nascosti in piena vista” e quindi il classico approccio data-driven basato solo su clic e CTR rischia di essere superato. Serve un cambio di mentalità e serve necessariamente considerare e monitorare nuovi KPI di rilievo, come:

  • Numero di eventi chiave generati dai canali di ricerca organica
  • Valore generato dalle transazioni di ricerca organica
  • Tassi di conversione dei canali di ricerca organica
  • Generazione di sessioni organiche con coinvolgimento

In realtà, è proprio Google a suggerire un cambio di prospettiva e in un documento ufficiale sulle AI Overviews, ha dichiarato:

“Abbiamo osservato che quando le persone cliccano su un sito a partire dai risultati con AI Overviews, questi click sono di qualità superiore. Gli utenti tendono a permanere più a lungo. Questo accade perché le risposte AI offrono maggiore contesto e propongono link più pertinenti.”

E aggiunge:

“Questo può tradursi in un’audience più coinvolta e in nuove opportunità di conversione, ma rischiate di non ottimizzare per questi obiettivi se vi focalizzate solo sui clic invece che sul valore complessivo della visita.”

In altre parole: meno clic, ma più consapevoli. Meno traffico, ma più vicino all’intento. Ricorda comunque che siamo nel pieno della transizione e la cosa più intelligente da fare è testare.

Nessuno ha infatti una ricetta definitiva. Non sappiamo ancora quanto AI Mode verrà utilizzato, se sostituirà la SERP tradizionale, o se resterà una funzione parallela. Ma una cosa è certa: Google sta investendo pesantemente su questo modello e con l’arrivo di Deep Search, agentic checkout, contesto personale e ricerca multimodale, il peso di AI Mode nella ricerca crescerà inevitabilmente.

Cosa fare quindi?

  • Inizia a produrre contenuti con logiche più dialogiche e semantiche
  • Struttura i tuoi testi in modo che possano essere riformulati da un AI
  • Valuta le performance con nuovi indicatori
  • Investi nella visibilità complessiva online del tuo brand

E soprattutto sperimenta.

Cosa fare per essere citati in AI Mode?

Finora abbiamo analizzato cos’è Google AI Mode, come si inserisce nel contesto attuale, quali sono le sue implicazioni per la SEO e in che modo potrebbe cambiare le metriche su cui valutiamo la visibilità online.

Adesso entriamo nel vivo della domanda più importante per aziende, brand e professionisti della search: come posso essere selezionato dal modello AI? Come posso diventare parte della risposta?

Di seguito condividiamo una serie di attività pratiche frutto della nostra esperienza diretta come agenzia SEO che sta già dando risultati con modelli LLM e AI Overviews.

1. Lavora sul posizionamento di marca, non solo sulle keyword

Quando parliamo di “essere citati da un modello AI”, parliamo di fiducia algoritmica. Le AI non scelgono in base alla simpatia: scelgono chi è più utile, coerente, autorevole. Quindi, chi è conosciuto come tale.

Per questo motivo, la brand reputation online conta più che mai. Non basta avere un sito ottimizzato: serve che il tuo nome venga riconosciuto e rilanciato nel web attraverso:

  • Comparsa in contesti autorevoli
  • Raccolta di citazioni da altri siti di settore
  • Menzioni in discussioni, blog, articoli, Q&A

Se il tuo brand è parte del discorso pubblico, sarà più facile che diventi parte anche delle risposte AI.

2. Progetta il tuo sito come se fosse letto da un’IA (perché è così)

Il sito dev’essere pensato non solo per l’utente umano, ma anche per il modello che deve decidere se citarlo e questo richiede chiarezza tecnica, struttura e trasparenza. Questi sono i punti più rilevanti:

  • I tuoi contenuti devono essere resi accessibili anche senza l'utilizzo di JavaScript in modo che sia Google, ma soprattutto i bot AI, possano essere in grado di scansionarli e renderizzarli immediatamente (leggi ora il nostro articolo sulla JavaScript SEO per saperne di più al riguardo).
  • Implementa dati strutturati: prezzi, recensioni, disponibilità, FAQ. Più dati essenziali fornisci in maniera schematica, più facile sarà per i modelli AI citarti tra le sue risposte.
  • Cura lo stato tecnico delle pagine: codice 200, velocità, struttura chiara.

In sintesi: con questi interventi darai alle AI tutte le possibilità tecniche di poterti citare tra le sue risposte.

3. Produci contenuti originali, aggiornati e people-first

Abbiamo detto che le AI cercano informazioni: quindi la prima domanda da porsi è “Cosa vuole Google?”. E la risposta ufficiale è semplice, ma potentissima: “Google vuole mostrare contenuti che soddisfino le esigenze delle persone.” Per realizzarli, ti consigliamo di focalizzarti su contenuti:

  • Unici e non generici
  • Aggiornati
  • Costruiti su bisogni reali del tuo pubblico

Inoltre, evita la duplicazione e non inseguire solo volumi di ricerca. Crea contenuti profondi, contestualizzati, che generano soddisfazione all’utente, perché è da lì che nasce la vera pertinenza per l’AI.

Ad esempio, se vendi macchine agricole, non fare solo “come scegliere la seminatrice”: prova a raccontare perché un certo modello di seminatrice funziona meglio su determinati terreni, o cosa fare quando una seminatrice non funziona più come prima, o come leggere i segni di un’usura precoce.

4. Espandi la tua presenza con contenuti multimediali

La ricerca AI sarà sempre più multimodale. Già oggi è possibile scattare una foto, caricare un’immagine e porre domande su ciò che si vede. Domani, anche i video faranno parte di questa logica. E questo cambia completamente il concetto di “contenuto SEO”.

Quindi, chi prima impara a comunicare anche per immagini, per tabelle, per visualizzazioni, per brevi video, sarà il primo a essere pronto. Non si tratta solo di “fare video perché è in trend su TikTok”, ma di offrire contenuti che siano più facili da comprendere e più elaborabili per l’AI.

Pensa: se un utente carica una foto della tua etichetta o del tuo prodotto, l’AI potrà riconoscerlo? Avrà informazioni sufficienti per citarlo? Hai una pagina che lo spiega chiaramente, con immagini, esempi, spiegazioni semplici? Questo è il tipo di pensiero che dobbiamo iniziare a fare oggi.

BONUS. Raccogli dati e migliora l’esperienza utente

Anche se oggi non puoi tracciare tutto. Uno dei limiti attuali di AI Mode è la mancanza di visibilità sul traffico direttamente generato: non ci sono filtri specifici predisposti su Google Search Console o su Google Analytics 4. Non sappiamo con certezza quando veniamo citati, né quali contenuti vengono utilizzati.

Ma possiamo prepararci.

Come?

  • Archiviando i dati storici del tuo traffico SEO con strumenti come Google BigQuery (che possiede tempi di archiviazione dei dati più lunghi rispetto ai 16 mesi di Search Console).
  • Analizzando pagine che ricevono traffico senza apparente spiegazione.
  • Tracciando contenuti che generano conversioni in assenza di CTR.

Non è perfetto, ma è un punto di partenza: perché se AI Mode ti porta traffico, anche poco, quel traffico va valorizzato. Questo perché la tolleranza dell’utente calerà poiché chi è abituato a ricevere risposte chiare e immediate dalle AI, non accetterà di navigare siti confusi, lenti o inutili.

Conclusione

In questo articolo abbiamo visto come Google AI Mode rappresenta una delle evoluzioni più significative nella storia della ricerca online. Non si tratta di un semplice aggiornamento dell’interfaccia, né dell’ennesimo algoritmo da decifrare. È un cambio strutturale nel modo in cui le persone accedono, filtrano e interpretano le informazioni sul web. Per chi lavora nella SEO, ma anche per chi utilizza la Search come leva per crescere online, la nuova logica del “diventa la migliore risposta per l’intelligenza artificiale” richiede un approccio ancora più profondo, più umano e più integrato con l’esperienza degli utenti.

Speriamo che questa guida ti abbia fornito una panoramica esaustiva, aggiornata e utile su Google AI Mode, su come funziona e su cosa comporta per il presente (e il futuro) della SEO. Se vuoi parlarne, confrontarti o ripensare la tua strategia SEO in chiave AI-native, il team di NetStrategy è qui per questo.

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