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Il 25 maggio, 2018

Il remarketing è una funzione che consente di personalizzare la campagna di annunci display per gli utenti che in precedenza hanno già interagito con un sito web, senza però tradursi in una conversione.

Hai notato che sono numerosi gli utenti che entrano sul tuo sito e fanno una passeggiata per poi sparire nel nulla? Vuoi catturare l’attenzione di un utente che ha già familiarità con la tua azienda e non sai come fare?

È proprio per “ripescare” visitatori che se ne sono andati senza lasciare traccia che nasce il “remarketing”. In questo articolo scoprirai più approfonditamente qual è il significato di questa parola, come funziona e quali sono i benefici che può portare alla tua attività. Disporrai, inoltre, di una serie di suggerimenti per la creazione di campagne di remarketing efficaci per far tornare sui loro passi gli utenti fuggiti via. Dopotutto, come si suol dire, “a volte ritornano”. E dar loro una leggera spinta perché lo facciano nel più breve tempo possibile, può essere davvero utile, non credi? Leggi l’articolo per scoprire come fare! 😉

remarketing 2

 

Cosa significa “remarketing”?

Mi è successo moltissime volte di cercare, per esempio, una chiavetta USB su Amazon e poi ritrovarmi spesso un banner pubblicitario pieno di chiavette USB girovagare tra i vari siti che frequentavo. All’inizio questo fatto mi ha un po’ inquietata, lo ammetto. La domanda che più mi passava per la testa era: “Come mai Amazon mi perseguita? Forse ha scoperto che l’ho tradito, acquistando la mia chiavetta USB su un altro sito!”. Poi ho sentito per la prima volta nominare il remarketing – conosciuto anche come retargeting – e tutto è diventato immediatamente più chiaro. Quello di Amazon era un semplice campanellino che suonava in continuazione per invogliarmi a tornare da lui a comprare la chiavetta USB. O, quantomeno, per spingermi a rientrare sul sito per cercare altri prodotti. Il fatto che tutto questo procedimento fosse abbastanza inquietante rappresentava per l’azienda statunitense un ulteriore valore aggiunto: le permetteva, infatti, di sapere in ogni momento dove fossi e di darmi dei motivi affinché io ricadessi di nuovo tra le sue braccia. 😉

Scherzi a parte, ti starai sicuramente chiedendo in cosa consiste questo magico processo. Vediamolo assieme attraverso una definizione specifica, proveniente da una fonte attendibile (Google):
Il remarketing è una funzione che ti consente di personalizzare la campagna di annunci display per gli utenti che in precedenza hanno visitato il tuo sito web e di adattare offerte e annunci (con il remarketing dinamico) a questi visitatori quando effettuano ricerche sul web o utilizzano le app.

Cosa significa tutto questo? Il remarketing ti permette di tenere alta l’attenzione sul tuo sito – e, quindi, della tua azienda – richiamando chi se n’è andato. Questo tipo di annuncio aumenta la visibilità del brand e ti consente di mostrare le tue migliori offerte a persone che conoscono già i prodotti e i servizi della tua attività. Non dovrai, di conseguenza, presentarti di nuovo e ti sarà più facile essere riconosciuto per ottenere una conversione immediata da utente a potenziale cliente, attraverso la compilazione del form di contatto.

remarketing-1

Facciamo un esempio per rendere tutto più comprensibile. Stai cercando un paio di stivali e decidi di dare una sbirciata a Zalando. Controlli sul sito e noti che ci sono numerose paia di stivali che potrebbero interessarti. Proprio nel momento in cui hai già a portata di mano la carta di credito perché hai deciso quali comprare, la tua automobile ti lascia a piedi e, di conseguenza, la tua priorità passa dagli stivali ad una macchina nuova. Ecco, Zalando, che già si era prefigurato una vendita e che si sente “abbandonato”, continua a mostrarti le sue offerte attraverso altri siti. E quando, finalmente, finisci di pagare l’auto nuova, questo “campanellino” ti conduce nuovamente sul suo sito. Ovviamente, ormai è estate e gli stivali non ti servono. In compenso, scopri che nel catalogo ci sono dei sandali davvero carini e decidi di acquistarli: questa volta non hai più scuse!

Questo è proprio quello che fa il remarketing: cattura la tua attenzione per riportarti su un sito per il quale hai già espresso interesse, inducendoti all’acquisto. Non sempre, infatti, chi abbandona il tuo sito lo fa perché scarsamente attratto. Ci sono molti altri motivi che possono condurre un utente a farlo (uno di questi, come abbiamo appena visto, è l’arrivo di una spesa improvvisa che passa in primo piano). Ed è proprio sulla base di questa consapevolezza che agisce il processo di retargeting.

A proposito di remarketing e retargeting, i due termini, come abbiamo visto in precedenza, hanno pressappoco lo stesso significato. Volendo essere puntigliosi, il primo è nato in riferimento all'utilizzo delle e-mail per riportare a casa u un potenziale cliente (se non capisci ora, non preoccuparti! Vedremo in seguito di cosa si tratta); “retargeting”, invece, di norma viene utilizzato in tutti gli altri casi. Negli ultimi tempi i due termini hanno iniziato ad essere utilizzati negli stessi ambiti e a indicare lo stesso processo. Per questo, nel corso dell’articolo, utilizzeremo l’uno o l’altro termine in modo indifferente.

 

Come funziona il remarketing?

Ora che abbiamo capito di cosa si tratta, è lecito chiedersi: come funziona, nella pratica, il remarketing?  Per sviluppare questo processo, il proprietario di un sito si avvale dei cosiddetti “cookie”. Si tratta di semplici file di testo composti da un codice JavaScript. Ovviamente, i cookie non raccolgono informazioni sui dati sensibili, come nome e cognome dell’utente, ma permettono di tenere monitorate le sue mosse per capire a cosa si interessa maggiormente. Grazie a questi, poi, nell’ambito del remarketing, all’utente verranno mostrati prevalentemente annunci pubblicitari inerenti i prodotti che ha ricercato. E il risultato sarà ottimo: per fare un esempio, è come se tu avessi voglia di cotoletta e patatine e, entrando in un ristorante, ti venisse servito questo piatto ancora prima di ordinarlo. Magnifico, no? 😉

remarketing cookie

Nella pratica, devi inserire nel tuo sito web una piccola stringa di codice che ti viene assegnata quando avvii una campagna di remarketing. A questo punto, ogni volta che un utente visita il tuo sito, rilascia un cookie anonimo. Da qui inizia il processo di retargeting: il cookie rintraccia l’ex visitatore e tu puoi mostrargli una serie di banner pubblicitari che lo riportino al tuo sito. Un vantaggio indubbio di questa strategia è quello di avere la certezza che colui che visualizza l’annuncio conosce già il tuo sito e, di conseguenza, la tua azienda. 

Tieni presente che una campagna di questo tipo viene normalmente svolta attraverso Google AdWords e Facebook. Attenzione: non sono gli unici modi per fare retargeting, ma certamente quelli che portano maggiori frutti. A proposito di risultati, vediamo assieme un po’ di dati statistici per capire quante sono le aziende che stanno sfruttando i benefici del remarketing. Li ho trovati sul sito www.invespcro.com. Innanzitutto, cominciamo col dire che i ¾ degli utenti si rende conto che gli annunci che trova quando naviga non sono casuali, bensì riprendono ricerche che avevano già svolto o siti che avevano già visitato. E già questa è una buona cosa per accrescere l’incisività del brand sul mercato online. 3 sono i principali obiettivi che perseguono le aziende che si affidano al remarketing come strumento di supporto per il loro sito online (che dev’essere, ovviamente, un sito efficace!): il 56% di queste desidera acquisire in modo semplice nuovi potenziali clienti; il 42% vuole realizzare negli utenti una brand awareness, ossia sottolineare il valore del marchio all’interno del mercato. Infine, l’11% di coloro che si affidano al remarketing vuole strappare clienti ai competitor.

Quanto è efficace il retargeting, sempre sulla base dei dati statistici? Sappiamo che il 26% degli utenti che hanno abbandonato il tuo sito e scorgono il banner pubblicitario quando navigano, è invogliato a cliccarci sopra. Proviamo ad immaginare questo dato sulla base di dati oggettivi. In un mese, sono 1.000 gli utenti che, per un motivo o per l’altro, abbandonano il tuo sito: grazie al remarketing, riesci a farne tornare ben 260. Mettiamo il caso di riuscire a trasformarne un 10% in potenziali clienti. Si tratta di ben 26 potenziali clienti in più, che, se sfruttati al meglio, possono portare ad una trentina di vendite! Sicuramente un numero considerevole per il fatturato della tua attività!

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Quali sono i tipi di remarketing?

Al contrario di ciò che potremmo immaginare, esistono diversi tipi di remarketing. In questo articolo ci concentreremo in particolar modo sul processo indirizzato ad ottenere visibilità da coloro che hanno abbandonato il tuo sito. Ma non è l’unico e, con stupore, te ne renderai conto proseguendo con la lettura di questo paragrafo. Ecco i diversi tipi di retargeting:

  • Remarketing del sito. Come ho già detto qualche riga più su, è il modo più comune e conosciuto di sviluppare questa strategia. Riuscire a “catturare” gli ex visitatori per riportarli al proprio sito è un benefit di indubbio valore per la tua azienda, che già si prefigurava una perdita. Vedremo tutti i suoi vantaggi nel prossimo paragrafo.

  • Remarketing delle e-mail. Questa strategia ti permette di renderti maggiormente visibile a chi ha aperto le tue e-mail, senza però produrre azioni concrete. Il suo funzionamento è molto simile a quello del remarketing del sito: ogni volta che qualcuno apre la tua e-mail, rilascia un cookie che lo rende tracciabile. Gli annunci che visualizzerà sul web da quel momento in poi si riferiranno ad argomenti e attività che lo stesso contatto ha visto per e-mail. Negli ultimi tempi, per svolgere efficacemente l’attività di remarketing delle e-mail viene utilizzato il CRM (Customer Relationship Management).

  • Remarketing dei Social Media. Questo tipo di remarketing, come puoi facilmente intuire, viene svolto nei confronti di coloro che hanno visitato il tuo sito web giungendo direttamente dai Social Network più famosi (Facebook, LinkedIn, ecc…).

  • Remarketing per la rete di ricerca. Questo processo è disponibile unicamente per i servizi di Google Advertising. In questo caso non vengono utilizzati banner, bensì i classici annunci testuali, in grado di catturare l’attenzione dell’ex visitatore che torna su Google per effettuare una nuova ricerca correlata ai tuoi prodotti;

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Queste sono le 4 strategie di retargeting. Da qui, possiamo spingerci oltre e spiegare i 2 diversi tipi di annunci che si possono realizzare attraverso questo processo: in particolare, parliamo di retargeting standard e retargeting dinamico. Il primo comporta la visualizzazione degli annunci a tutti gli ex visitatori del tuo sito in modo indistinto: a questi utenti viene mostrato un banner pubblicitario unico e “standard”. Si rivolge anche a tutti coloro che hanno cercato termini correlati ai prodotti che la tua azienda offre, in modo sempre molto generico.

Diverso è il contesto del retargeting dinamico, in cui avviene una “segmentazione” del pubblico di riferimento, in base agli interessi che ogni visitatore ha mostrato. In questo modo, si può creare una moltitudine di banner pubblicitari con offerte specifiche in base al prodotto ricercato dall’utente. Vengono utilizzati come promemoria di prezzi e sconti o, addirittura, per invogliare gli ex visitatori a scaricare materiale informativo direttamente dal sito. Si tratta di un altro ottimo modo per far cadere gli utenti nella tua rete e riuscire a conquistare una nuova vendita.  

 

Quali benefici può portare il remarketing nella tua azienda?

Partiamo dal presupposto che la maggior parte dei marketer concorda sul fatto che rendere un prodotto visibile più e più volte al pubblico può condurre in maniera più efficace e veloce alla vendita. E che, di conseguenza, riproporre  annunci pubblicitari un utente può diventare un’azione utile ad acquisire nuovi lead, ossia potenziali clienti. Insomma, come avrai certamente intuito anche tu, la ripetizione – ovviamente con le dovute misure e accortezze – svolge un ruolo da protagonista nel mondo del marketing e, più specificatamente, del digital marketing. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il remarketing.

Ma quali sono i reali benefici che questo tool può portare alla tua azienda? Scopriamoli assieme, passo dopo passo.

  • tasso di conversione remarketingAumenta il tasso di conversione. Cos’è il tasso di conversione? È un numero in percentuale che indica, in sostanza, il rapporto tra quanti entrano nel tuo sito e quanti compilano il form di contatto per divenire potenziali clienti. Ecco, uno dei principali obiettivi del remarketing è proprio questo: riuscire a “catturare” chi se n’era andato – e non aveva portato alcuna utilità alla tua attività – per trasformarlo in lead, ossia qualcuno che può ancora portare utilità. Si tratta di un aspetto fondamentale, in quanto ti permette di incrementare la possibilità di vendita, oltre che di facilitare il processo di acquisto al potenziale cliente, che già conosce i tuoi prodotti e deve solo essere spinto all’acquisto.

  • Incrementa la brand awareness. Come dicevamo, il retargeting ti permette di aumentare notevolmente la consapevolezza degli utenti nei confronti del tuo marchio. La ripetizione, anche visiva, del nome della tua azienda lo imprime sicuramente nella memoria dell’utente, che riuscirà in futuro a riconoscerlo in modo più semplice e veloce. Questo tipo di pubblicità ti aiuta, infatti, a creare promemoria continui relativi alla tua attività. Inoltre, se l’ex visitatore per il momento ha dovuto rinunciare ad acquistare un prodotto, non significa necessariamente che non tornerà più: creare un’autorità forte attorno al tuo brand rappresenta un elemento fondamentale in questo contesto. L’utente si ricorderà di te e verrà a cercarti non appena avrà di nuovo necessità di un articolo che tu puoi offrire.

  • segmentazione remarketing

    Ti permette di selezionare il tuo pubblico e creare offerte personalizzate. Grazie all’attività di remarketing, puoi rivolgerti ad un pubblico ben preciso, di cui già conosci le mosse. Può essere, infatti, un ex visitatore che si è soffermato a lungo su una determinata pagina e, di conseguenza, qualcuno di cui tu hai potuto intuire gli interessi. Facciamo un esempio: gestisci un’attività online che vende abiti e calzature. Grazie al remarketing, puoi realizzare offerte specifiche per categorie di prodotto (vestiti, scarpe da ginnastica, sandali, stivali, ballerine,…): il banner pubblicitario specifico per gli stivali apparirà solo a chi si è soffermato sulla pagina riguardante questi ultimi. In questo modo sarai quasi sicuro di colpire proprio al centro di quel bisogno che lui ha manifestato e di riuscire a riportarlo all’“ovile” attraverso un’offerta intrigante.

  • Migliora la pertinenza degli annunci. A nessuno piace cercare una gelateria ed essere condotto in una piadineria. Cosa vuol dire? Talvolta, quando entriamo in un sito, ci troviamo di fronte ad una serie di banner pubblicitari che risultano fastidiosi perché non hanno nulla a che fare con quello che stiamo cercando. Il retargeting ti permette di ovviare a questo problema e, di conseguenza, di non essere un cosiddetto “pugno nell’occhio” per l’utente: il motivo per cui questo tool ha così tanto successo è che permette di creare annunci sulla base di azioni concrete svolte dall’ex visitatore. Come dicevamo nello scorso punto, grazie al remarketing puoi riferirti ad un pubblico specifico e, di conseguenza, migliorare la pertinenza degli annunci. Per esempio, se l’utente entra in un sito di ricette di torte, potrai offrirgli un annuncio in cui è presente uno sconto riguardante le fruste da cucina, avendo più probabilità di solleticare un suo bisogno (che, magari, non si è ancora accorto di avere!).

  • Colpisci nel momento migliore. Talvolta ci intestardiamo a voler richiamare potenziali clienti ormai persi da anni (magari, addirittura, già deceduti per la vecchiaia! 😉), senza renderci conto che possiamo sfruttare al meglio le perdite che stiamo subendo in questo momento. Cosa voglio dire? Il remarketing è un’ottima strategia per “battere il ferro finché è caldo”, ossia per renderti visibile ad un visitatore che è diventato “ex” solo qualche ora prima. È inutile, infatti, andare a cercare chi se n’è andato tempo fa e probabilmente non ricorda chi sei. Grazie al remarketing, puoi puntare sul fatto di poter conoscere il reale bisogno di un utente che ha visitato il tuo sito solo poche ore prima (e, quindi, probabilmente non ha ancora trovato una soluzione al suo problema). Continuare a stuzzicare l’utente non appena manifesta un bisogno, ti permette di colpirlo nel momento esatto in cui sente una determinata necessità. In questo modo, puoi trasformare una potenziale perdita in nuova linfa e nuovo ossigeno per la tua azienda.

  • rubi clienti remarketing“Rubi” clienti ai tuoi competitor. Ultimo, ma non per importanza, il fatto di avere la possibilità di “rubare” utenti che si stavano già proiettando verso i tuoi competitor, rende il remarketing una sfida ancora più intrigante. Non credi? Immagina di proiettarti proprio verso i potenziali clienti che hanno già quasi deciso di acquistare dalla tua azienda rivale e di riuscire a portarli dalla tua parte. Questa scena mi ricorda un po’ un videogame famoso, Mario Party, il cui goomba remarketingprotagonista era Mario, l’ometto con le bretelle, i baffi e il cappello rosso. In uno dei tanti minigiochi del videogame, il giocatore doveva suonare il suo strumento musicale in modo migliore rispetto all’avversario. Lo scopo, infatti, era quello di ammaliare e, quindi, attirare verso di sé il maggior numero di goomba, creature marroni anche piuttosto bruttine ma fondamentali per vincere il match. Ecco, questo è proprio quello che puoi fare grazie al remarketing: utilizzi i banner pubblicitari per “ammaliare” con offerte e prodotti esclusivi il tuo potenziale cliente, che abbandonerà il tuo avversario per buttarsi a capofitto tra le tue braccia. 😉

Come puoi constatare, dando il via ad una campagna di remarketing, ti si aprirà un mondo e numerosi saranno i vantaggi che otterrà la tua azienda, in termini economici, di consapevolezza del brand nel web e di soddisfazione personale nel rubare da sotto il naso i potenziali clienti al tuo competitor.

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Come puoi creare una campagna efficace di remarketing?

Ora che sappiamo di tutto e di più riguardo al remarketing, la domanda sorge spontanea: come si può creare una campagna efficace, che mi permetta di non spendere troppo e di ottenere, in cambio, nuovi clienti? Qui di seguito puoi trovare qualche consiglio da cui puoi prendere spunto per riuscire a trarre il massimo vantaggio, a seconda dei tuoi obiettivi, dalla tua strategia di digital marketing.

obiettivo remarketing

Prima di cominciare, chiediti sempre qual è il tuo obiettivo. Abbiamo visto che i 3 principali propositi che spingono le aziende ad utilizzare il remarketing riguardano l’acquisizione di nuovi clienti, la realizzazione di una brand awareness e il fatto di poter “rubare” potenziali vendite alla concorrenza. Ora, partendo dal presupposto che, in genere, una campagna di retargeting svolta con attenzione riesce a rispondere a tutti e 3 questi propositi, è chiaro che, a seconda delle tue azioni, puoi spingerti principalmente verso un obiettivo rispetto ad un altro. Per esempio, un annuncio in cui il nome della tua azienda lampeggia, sarà, ovviamente, più efficace per creare una consapevolezza del tuo marchio. Allo stesso modo, i banner con le offerte attrarranno maggiormente gli ex visitatori che stanno cercando prodotti simili ai tuoi da altre aziende. Insomma, come puoi notare, dietro questa strategia c’è davvero un mondo e sei tu stesso ad avere il potere di direzionarla dove preferisci! Ricorda infine che, se non ti senti pronto ad affrontare questo processo da solo, puoi chiedere aiuto ad un’Inbound Marketing Agency.

A questo punto non ci resta che capire quali sono le azioni più efficaci da seguire per una campagna di remarketing super efficace. Scopriamole assieme:

  • Segmenta il tuo pubblico. Si tratta della prima strada da percorrere per capire chi, effettivamente, hai di fronte. Come per tutto ciò che riguarda la tua attività, anche per la strategia di remarketing necessiti di conoscere fino in fondo il visitatore. Per questo, quando inserisci il codice di tracciamento, fai in modo che sia differenziato di pagina in pagina e non generico per l’intera piattaforma. Per esempio, se vendi strumenti e macchinari per la casa, distingui tra le fruste da cucina e le lavastoviglie. In questo modo, ti sarà più facile avvicinarti all’interesse di chi entra nel tuo sito. Infatti, non puoi pretendere di ottenere risultati con un annuncio standard che parla di frullatori, quando chi ti ha trovato cercava le pentole. Insomma, assicurati che i banner pubblicitari che proponi al tuo pubblico siano personalizzati e pertinenti con la richiesta dell’utente. Riuscirai a conquistarlo più facilmente.

  • Prediligi gli annunci dinamici a quelli standard. Abbiamo già analizzato la differenza tra questi due tipi di annunci. Un suggerimento in questo senso è quello di utilizzare i banner pubblicitari dinamici, indispensabili per realizzare offerte personalizzate a seconda dell’interesse mostrato dall’utente. Talvolta, infatti, gli annunci standard risultano troppo generici per fare breccia nel cuore dell’ex visitatore. In questo caso, puoi anche decidere di appellarti ad un template di suggerimento della piattaforma su cui decidi di fare remarketing (per esempio, Google AdWords), o se crearne tu uno. Come hai potuto constatare, in questa strategia è la creatività a farla da padrona: tieni presente che i tuoi banner saranno visualizzati più volte dagli utenti e, per questo motivo, dovranno essere quantomeno carini da vedere 😉.

  • Cerca di porre la tua attenzione sui prodotti che vendono di più. Partendo dal presupposto che a questo mondo niente è gratuito e che anche le campagne di remarketing hanno un costo, se hai un budget limitato forse è opportuno che tu faccia una selezione dei tuoi prodotti. Per esempio, se gestisci un negozio di elettrodomestici e altri apparecchi tecnologici, avrai sicuramente notato se vendi maggiormente lavatrici o smartphone. Se vendi più cellulari, crea annunci principalmente rivolti agli ex visitatori che hanno frequentato le pagine del tuo sito inerenti questi articoli: riuscirai a coprire una fetta di mercato più ampia anche con un budget relativamente limitato.

  • carrello abbandonato remarketingLotta contro i carrelli abbandonati. Tutti sanno quanto possa essere doloroso quando un utente entra nel proprio sito per uscire dopo 5 secondi. Ma fa ancora più male quando, chi entra, clicca su “aggiungi al carrello” parecchie volte, per poi uscire senza produrre risultati. È anche su queste persone che devi puntare per la tua strategia di remarketing: cosa puoi fare per contrastare il fenomeno del “carrello abbandonato”? Una serie di promemoria dal titolo “Ehi, hai dimenticato qualcosa?”, che ricolleghi direttamente l’utente al suo carrello, potrebbe essere un’ottima soluzione. Oppure, puoi offrire la spedizione gratuita: l'utente sarà doppiamente invogliato a rientrare e tu conquisterai una nuova vendita.

  • Non pensare unicamente alla vendita! Talvolta gli annunci pubblicitari, soprattutto se l’utente è rimasto all’interno del tuo sito pochissimi minuti, potrebbero risultare troppo aggressivi. Per ovviare a questo problema puoi fare in modo che l’ex visitatore ritorni in modo morbido e leggero, senza sentire il fiato sul collo. Come? Per esempio, attraverso e-book e guide gratuite da scaricare. Le call-to-action (letteralmente, “chiamate all’azione”, ossia pulsanti che spingono un utente a compiere un’azione) servono a fare in modo che l’utente compili il form di contatto con i propri dati per ottenere qualcosa di gratuito in cambio. Puoi sfruttarle al meglio per educare chi ti sta di fronte ai tuoi prodotti, senza però apparire pesante o, peggio ancora, disperato. Grazie a questa strategia, lo spingerai in modo dolce verso l’acquisto.

  • Evita di diventare fastidioso! La gente ci ha fatto l’abitudine e, addirittura, li clicca sempre più spesso. D’altro canto, però, è bene non esagerare: imposta un limite massimo di frequenza dell’annuncio che renda familiare il tuo marchio, non onnipresente e fastidioso. Ci sono banner che perseguitano le persone, seguendole in ogni sito e in ogni dove. Credi che agire in questo modo possa essere efficace al fine di ottenere nuova visibilità del brand e, soprattutto, di raggiungere nuove vendite? Io non penso. Tieni presente che nel corso del 2018 Google ha implementato una funzione in base alla quale l’utente può disattivare per massimo 90 giorni i banner pubblicitari dal proprio browser: fai in modo di non costringere nessuno ad utilizzare questa funzione, che può essere davvero controproducente! Allo stesso modo, il recente aggiornamento a macOS 11 di Apple ha introdotto una nuova funzionalità, definita “Intelligent Tracking Prevention”, con la quale i cookie rilasciati da chi entra tramite Safari durano solamente 24 ore. Di conseguenza, monitora con regolare frequenza i movimenti dei tuoi visitatori.

  • Monitora le tue campagne. Come per le semplici campagne sponsorizzate di Google AdWords, è importante che tu tenga sott’occhio anche i dati dei tuoi annunci di remarketing. Soprattutto se ne crei più di uno e devi valutarne l’efficacia. In questi casi, è bene controllare il numero di impressioni, di clic, il CTR (click through rate, il tasso che rapporta le impressioni con il numero di clic) e le conversioni. Scegli quella che, rispetto al budget richiesto, ti porta a risultati migliori e punta tutto su quella!

Come vedi, numerose sono le soluzioni e le strategie che puoi adottare quando decidi di affidarti al remarketing. Si tratta di un metodo che può essere utilizzato in più modi e che, se svolto con attenzione, porta a risultati concreti. Se noti che i tuoi annunci non producono frutto, inverti la rotta il prima possibile, affinché non diventino un inutile spreco di tempo e denaro!

Conclusione

In questo articolo abbiamo approfondito la strategia di remarketing, che ti consente di richiamare l’attenzione di chi ha abbandonato il tuo sito prima di essere convertito in potenziale cliente. Dopo averne definito le caratteristiche, abbiamo compreso che questo processo funziona attraverso i “cookie”, i quali permettono di rintracciare l’utente che se n’è andato e sapere come si muove. Abbiamo proseguito il nostro percorso studiando le diverse forme che può assumere il retargeting, riferendosi alle e-mail, ai Social Media, e alla rete di ricerca. Allo stesso modo, abbiamo scoperto che esistono anche annunci standard o dinamici: i primi sono molto generici e rivolti ad un pubblico ampio; i banner pubblicitari dinamici, invece, nascono da una segmentazione dei visitatori, in base alle pagine e ai prodotti per cui hanno mostrato maggiore interesse. Per realizzare una strategia di remarketing efficace, puoi avvalerti del suddetto processo di segmentazione; inoltre, devi risultare più formativo e meno aggressivo, spingendo delicatamente il tuo ex visitatore a rientrare nel sito. Quando avvii più campagne contemporaneamente, ricorda di tenerle monitorate per capire qual è la più efficace in base al numero di impressioni, di clic e di conversioni! Come avrai sicuramente intuito da questo post, il processo di retargeting è fondamentale perché permette di trasformare una perdita in una probabile vendita. Per questo motivo, questa strategia non va sottovalutata!

Se desideri ottenere ulteriori informazioni riguardo il remarketing, non esitare a contattarmi direttamente o a prenotare una consulenza. Assieme, potremo sviluppare la strategia migliore per la tua azienda, con lo scopo di non perdere nemmeno un utente che visita il tuo sito. Continua a seguire il nostro blog per rimanere aggiornato sui metodi migliori per massimizzare il profitto della tua attività con poche, semplici mosse! 😉

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Letizia Poltronieri

Copywriter & Content Creator - Mossa da una grande passione per la scrittura, Letizia si è laureata in Lingue e Culture per l’Editoria all’Università di Verona, accrescendo le sue conoscenze nell’ambito della comunicazione anche in diverse lingue straniere. Con una buona conoscenza di inglese e tedesco (e molto altro), fin da giovanissima ha fatto esperienza nel campo del giornalismo e dell’editoria. Letizia ama viaggiare tanto tra le parole quanto per l’Italia e oggi, per NetStrategy, si occupa della gestione del reparto di Content Marketing.

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