Cosa cambia per chi fa comunicazione
"Le aziende italiane si stanno muovendo in un mercato che vede una repentina polarizzazione nelle reazioni alle variazioni di prezzo", spiega Stefano Robbi, founder di NetStrategy. "Sui dati di ricerca degli italiani vediamo emergere una segmentazione molto netta dei comportamenti di consumo: chi era già al livello più basso esce dal mercato, chi era a metà cerca soluzioni alternative, chi era in alto accelera".
Commentando i risultati della ricerca anche su LinkedIn, Robbi aggiunge: "Dobbiamo evolvere le modalità con cui le aziende comunicano" continua Robbi "lo stesso messaggio, lo stesso tono e perfino la stessa promessa di prezzo arrivano in modo opposto a seconda di chi li riceve.
In un mercato che accentua la sua polarizzazione, serve essere molto precisi nella comunicazione. Conosco molte aziende che hanno le idee chiare sul loro pubblico, ma spesso si cade nella trappola "il buyer persona principale è X, ma poi comunichiamo in modo che anche Y e Z possano essere attratti".
Questo approccio potrebbe pagare sempre meno nei prossimi mesi. Bisogna scegliere bene a quale di questi pubblici ci si sta rivolgendo, e costruire posizionamento e linguaggio attorno a quello.
Accontentare anche "Y" e "Z" significa non essere chirurgici nelle comunicazioni per "X". E se non costruisci un posizionamento abbastanza forte per renderti la scelta ovvia per "X", qualcun altro lo farà.
Chi continua a rivolgersi a un "cliente medio" parla a un destinatario che sul mercato si è assottigliato. Un messaggio calibrato per accontentare tutte e tre le fasce finisce per non intercettarne nessuna.