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Ultimo aggiornamento

16.09.2026

Programmatic SEO: come scalare migliaia di pagine senza finire nel filtro anti-spam di Google

Chiunque lavori con grandi cataloghi o marketplace, prima o poi arriva a porsi questa domanda: possiamo trasformare i nostri dati in migliaia di pagine che intercettano ricerca organica?

La risposta è quasi sempre sì (se si possiedono i giusti strumenti e la possibilità di dedicare diverse ore allo sviluppo) ma il vero problema è ciò che accade dopo la generazione di migliaia di URL.

Di recente, anche Google è tornato a parlare di Programmatic SEO con un'unica grande certezza: la tecnica funziona solo quando chi la costruisce sa esattamente cosa sta scalando.

Questa guida spiega proprio questo: come impostare una struttura di Programmatic SEO che regga nel tempo, dove Google traccia il confine con lo spam, cosa possiamo imparare dai modelli che funzionano da anni e cosa abbiamo osservato in NetStrategy lavorando su un progetto reale con decine di portali verticali.

Cos'è la SEO programmatica e come funziona?

La Programmatic SEO è una tecnica che permette di generare migliaia di pagine web ottimizzate per i motori di ricerca, attraverso l’utilizzo di automazione, dati, template e un set di variabili che si combinano tra loro

Partendo da questa definizione è però importante specificare che il numero di pagine è la conseguenza diretta del progetto e non l’obiettivo finale. 

Una pagina programmatica parte bene quando esiste già un valore che gli utenti stanno cercando e la pagina si limita a renderlo raggiungibile con una URL propria.  

Al contrario, una pagina programmatica parte male quando il valore di base non esiste ma viene inventato al momento della creazione della pagina per riempire uno slot nel template.

Parola chiave: VALORE

Questa è la vera distinzione che decide se il nostro progetto dove andiamo ad applicare la tecnica di programmatic SEO è destinato a funzionare oppure no.

Come si fa programmatic SEO 

Al netto delle differenze tra progetti, il flusso di lavoro per la programmatic SEO segue sempre la stessa sequenza logica. 

  1. Individuazione del pattern di ricerca: prima di tutto è fondamentale capire se esiste una struttura ricorrente nel modo in cui le persone cercano, come una stessa esigenza che si ripete cambiando solo una variabile.
  2. Keyword research e intento di ricerca: a seguire è necessario validare quel pattern con dati reali, come i volumi di ricerca per le singole varianti (e non solo per il termine principale) e verificare che l’intento rimanga coerente su tutte le combinazioni previste.
  3. Progettazione del dataset delle pagine: in questa fase, forse la più delicata, bisogna definire quali dati alimenteranno ogni pagina, e assicurarsi che siano diversificati per ogni singola combinazione.
  4. Ideazione template: a questo punto è possibile progettare la struttura della pagina, decidendo quali elementi devono variare in base al dataset e quali devono invece restare fissi, incluse le soglie minime di valore sotto le quali una combinazione non deve essere pubblicata.
  5. Generazione e pubblicazione delle URL: l’ultimo passaggio consiste nella pubblicazione graduale per cluster, con monitoraggio dell’indicizzazione e delle performance prima di espandere le combinazioni. 
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Programmatic SEO non significa solo pubblicare migliaia di pagine 

Molte guide alla Programmatic SEO si concentrano unicamente sul processo che abbiamo appena citato.

Dove sta l’errore? Nel considerare la Programmatic SEO come un miracoloso moltiplicatore automatico di traffico, quando in realtà non lo è

Se prendiamo 200 città, 100 servizi e 20 categorie, otteniamo matematicamente 400.000 combinazioni possibili, ma questo non significa ottenere allo stesso tempo 400.000 ottimizzazioni SEO, ma soprattutto non significa ottenere opportunità per il business.

Il motivo? Alcune di quelle combinazioni non hanno domanda di ricerca, altre duplicano l'intento di una pagina già esistente sul sito e altre ancora descrivono una situazione che, nella realtà, non si verifica mai. In alcuni casi addirittura potrebbe essere controproducente, perché lavorare molto sulla zona dove non offriamo alcun servizio o prodotto, fa solo sprecare il tempo e risorse.  

Trattare ogni possibile combinazione come una pagina da pubblicare significa costruire un sito enorme e in gran parte inutile, sia per l'utente che per Google.

Dove Google traccia il confine con lo Scaled Content Abuse

Google non penalizza l'automazione e nemmeno i template, ma tende a penalizzare la produzione massiva di pagine con contenuto poco originale il cui scopo principale è intercettare query. 

Le policy anti-spam di Google definiscono lo scaled content abuse come la creazione di molte pagine “allo scopo primario di manipolare il posizionamento nei risultati di ricerca e non di aiutare gli utenti", specificando esplicitamente che la policy si applica "indipendentemente da come viene creato" il contenuto.

Entrando nello specifico della Programmatic SEO, creare una pagina separata per ogni possibile variazione di una query, principalmente per influenzare il ranking o le risposte AI, rientra nella stessa policy.

I criteri di valutazione sono sempre lo scopo e il valore della pagina

Questo cambia completamente il modo in cui si deve valutare un progetto di SEO Programmatica prima di lanciarlo. 

La posizione di John Mueller sulla Programmatic SEO 

Il 7 settembre 2026, John Mueller (Search Advocate di Google) ha risposto su Bluesky a un webmaster che descriveva un sito interamente costruito su combinazioni di nomi di dominio, tecnologie e attributi. La sua analisi è stata ripresa da molti ma senza comprenderne esattamente il significato. 

Mueller ha sottolineato che un approccio del genere porta spesso a un sito "spam, borderline spam, o di bassa qualità", e che sono le pagine più vecchie e di scarso valore a compromettere la fiducia complessiva che i sistemi di Google ripongono nel sito, anche dopo che sono stati fatti dei cambiamenti.

Da questa analisi emergono dunque due considerazioni fondamentali: 

  1. Mueller non ha detto che tutta la Programmatic SEO è spam, ma ha commentato un caso specifico, un sito che moltiplicava combinazioni tecniche senza un criterio di rilevanza reale per l'utente, generando di conseguenza pagine con "qualche" valore ma un quadro complessivo poco convincente.
  2. Recuperare la fiducia perduta non è un intervento semplice e immediato. Mueller ha infatti spiegato che sistemare una situazione del genere richiede tempo e un lavoro significativo per dimostrare nuovamente valore, paragonabile a quello necessario dopo un core update legato allo spam.

Il messaggio finale? Se utilizzi la Programmatic SEO senza criterio, il costo per rimediare agli errori diventa molto più alto del tempo che avresti risparmiato costruendola bene la prima volta.

Ed è proprio questo il tipo di rischio che va gestito con competenza tecnica fin dalla progettazione. 

La domanda da porsi prima di creare qualsiasi URL

Prima di generare una combinazione, vale la pena chiedersi: questa pagina offre qualcosa che l'utente non otterrebbe già da una pagina più generale del sito?

Si tratta infatti del concetto di valore incrementale a livello di URL. 

Esempio: se /noleggio-auto/verona//noleggio-auto/vicenza/ differiscono solo nel nome della città che compare nel testo, l'utente non sta ricevendo nulla che non avrebbe ottenuto restando sulla pagina generale /noleggio-auto/

Se invece la pagina di Verona mostra la disponibilità reale delle vetture in quella sede, i prezzi aggiornati, le agenzie partner della zona e le recensioni locali, allora sta offrendo qualcosa che la pagina generale non può dare. 

Quel valore incrementale è ciò che giustifica l'esistenza della URL.

Google, nella sua documentazione più recente sulla ricerca generativa, sconsiglia esplicitamente di creare pagine separate per ogni possibile variazione di query al solo scopo di intercettare Search o le AI Overview. 

La variazione da sola non basta, serve un contenuto accompagnato dalla offerta di business che vogliamo verticalizzare e che possiamo offrire per soddisfare una determinata domanda del cliente.

Il vero vantaggio competitivo è il dataset proprietario

Cosa distingue un progetto di Programmatic SEO solido da uno fragile? Il vero moat (vantaggio competitivo) risiede nel valore tangibile dei dati messi a disposizione

Un template, per quanto ben scritto, è replicabile in pochi giorni da chiunque abbia accesso allo stesso dataset pubblico. 

Un dataset proprietario, con inventory reale, prezzi aggiornati, disponibilità, metriche calcolate, recensioni verificate, integrazioni tecniche, invece no.

Ecco un rapido test da fare prima di avviare qualsiasi progetto: cambiando solo la variabile che dà il nome alla pagina (città, prodotto, categoria) il contenuto resta sostanzialmente identico? Se la risposta è sì, il progetto ha già un problema, indipendentemente da quante pagine si intende pubblicare.

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Un caso NetStrategy: la segmentazione che ha funzionato su TraghettiPer

Il principio del dataset reale come vantaggio competitivo, lo abbiamo verificato in NetStrategy lavorando su un progetto per TraghettiPer, network di oltre dieci portali verticali dedicati alla prenotazione di traghetti tra rotte marittime diverse, dalla Sicilia alla Corsica.

Un network di questo tipo è per natura un candidato perfetto all’utilizzo del template ripetuto, e sarebbe stato facile cadere nella tentazione di utilizzare la stessa struttura di pagina cambiando solo la tratta. Questo con il rischio di finire con centinaia di pagine sostanzialmente identiche, distinte solo dal nome del porto di partenza e di arrivo.

L'approccio che abbiamo seguito è andato invece nella direzione opposta: una strategia SEO personalizzata per ciascun portale, costruita analizzando volumi di ricerca, query e comportamento degli utenti per ogni singola destinazione. 

L'intervento ha coinvolto oltre 210 pagine sui dieci portali, lavorando su segmentazione per destinazione, SEO tecnica personalizzata su ogni sito, evoluzione continua dei contenuti in base a cosa cercavano realmente gli utenti di ogni singola tratta; oltre a un lavoro strutturato di keyword strategy, audit tecnico, copywriting e link building differenziata per area tematica.

Il risultato, in un anno, ha mostrato una crescita su tutti gli indicatori: traffico organico da Search Console cresciuto del 132%, impression totali del 292%, media degli acquisti generati dall'organico del 113% e media delle entrate dall'organico del 111%.

Il dato più interessante risiede nel significato di queste percentuali: la crescita non è arrivata moltiplicando pagine identiche su più destinazioni, ma trattando ogni rotta come un contesto di ricerca a sé, con la propria domanda, i propri competitor e i propri contenuti. 

L’ampiezza e la crescita del progetto sono state la conseguenza della qualità della segmentazione

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Modelli che funzionano: cosa hanno in comune Wise, Zapier, Notion, Canva e Tripadvisor

Vediamo alcuni esempi di Programmatic SEO ben fatta, citando cinque nomi del settore particolarmente importanti e cercando di capire ciò che funziona nella loro strategia.

Wise 

Wise, una società fintech britannica che permette di inviare denaro in oltre 150 Paesi gestendo più di 40 valute, genera pagine per ogni combinazione di valute, ma il contenuto è un tasso di cambio calcolato in tempo reale, aggiornato costantemente. 

Cosa funziona: il template è identico ovunque, il dato che lo riempie cambia ad ogni pagina.

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Zapier 

Zapier, un servizio online no-code che permette di collegare tra loro migliaia di applicazioni web differenti, costruisce una pagina per ogni coppia di applicazioni integrabili. 

Cosa funziona: quello che rende ciascuna pagina utile è il fatto che l'integrazione descritta sia configurabile, consentendo agli utenti di fare un'azione concreta.

 

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Notion 

Notion, un'applicazione per la produttività, la gestione degli appunti e l'organizzazione di progetti, presidia migliaia di combinazioni attraverso la propria directory di template. 

Cosa funziona: ogni pagina rimanda a un asset scaricabile e utilizzabile. 

 

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Canva 

Canva, piattaforma online per la progettazione grafica, costruisce landing dedicate per ogni combinazione di strumento e caso d'uso. 

Cosa funziona: ogni pagina mostra lo strumento e spesso lo fa provare direttamente.

 

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Tripadvisor 

Tripadvisor, la più grande piattaforma di viaggi al mondo, è probabilmente l'esempio più forte di tutti: una pagina per ogni combinazione di destinazione, attrazione, ristorante e struttura ricettiva, moltiplicata su scala globale. 

Cosa funziona: l'asset che rende possibile questa scala è un doppio dataset. Da un lato le recensioni degli utenti, generate in continuo e non replicabili da un competitor; dall'altro dati strutturati su orari, prezzi e disponibilità aggiornati nel tempo. 

È anche il caso più utile per capire il limite di questo modello quando manca disciplina: non tutte le combinazioni possibili meritano lo stesso investimento editoriale di una destinazione con migliaia di recensioni. Anche i progetti più maturi convivono con una lunga coda di pagine a basso valore, ed è un problema che la sola scala del dataset non risolve da sola. 

 

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Tirando le somme, perché in questi casi la Programmatic SEO funziona molto bene? Perché in tutti e cinque i casi esiste un asset reale che rende ogni singola pagina 

L'anti-case study: quando la stessa tecnica genera solo rumore

Il caso commentato da Mueller a settembre 2026 è invece l'esempio opposto rispetto a quelli appena citati, ed è utile analizzarlo proprio per questo.

Il sito descritto nel thread era costruito su combinazioni di domini, tecnologie e attributi, che generavano automaticamente una pagina per ogni permutazione possibile. 

Dal punto di vista tecnico l'operazione era ineccepibile ma, dal punto di vista del valore, ogni combinazione aggiungeva poco o nulla rispetto alle altre. Mueller ha citato come esempio l'aggiunta di contenuto generato da AI per riempire spazio che non rendeva la pagina più utile ma solo più lunga.

Questa è dunque la dimostrazione pratica di un principio che vale per qualsiasi progetto di Programmatic SEO: una matrice keyword x variabile può essere tecnicamente corretta e strategicamente sbagliata allo stesso tempo

La correttezza tecnica permette a Google di trovare e leggere le pagine, ma non garantisce anche l’indicizzazione

Template engineering: cosa deve cambiare pagina per pagina

Il lavoro di progettazione di un template programmatico non si ferma a title, H1 e un paragrafo con variabile dinamica. Quella è la parte più semplice, ed è anche quella che da sola non basta più.

Gli elementi che dovrebbero cambiare realmente da una pagina all'altra sono:

  • Dati numerici propri di quella combinazione: prezzo, disponibilità, tempistiche, metriche calcolate;
  • Risultati o output specifici: un calcolo oppure una simulazione che restituisce un esito diverso per ogni entità;
  • Contenuti generati dagli utenti: recensioni o domande legate a quella specifica combinazione.
  • Raccomandazioni contestuali: prodotti, alternative o contenuti correlati calcolati in base a quella variabile; 
  • FAQ realmente dipendenti dall'entità: domande che cambiano risposta a seconda della combinazione specifica.

C’è poi un ulteriore accorgimento a cui fare attenzione: definire in anticipo una soglia minima di valore sotto la quale la pagina semplicemente non viene generata, o viene generata ma marcata noindex finché non raggiunge quella soglia. 

Ricorda: non tutte le combinazioni meritano una URL indicizzabile fin dal primo giorno.

 

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La combinatorial explosion: perché 400mila URL non sono 400mila opportunità

Torniamo all'esempio di prima: 200 città, 100 servizi, 20 categorie

Prima di dare per buone tutte le combinazioni possibili, è necessario fare 3 controlli distinti:

  1. Validazione della domanda: esiste un volume di ricerca, anche minimo, per quella combinazione specifica, o stiamo generando una pagina per un intento che nessuno cerca in quella forma?
  2. Beneficcio lato business: creare questo contenuto, ci porta nuovi clienti, ci aiuta a vendere di più?
  3. Duplicazione dell'intento: la combinazione rappresenta un vero bisogno diverso, o è una riformulazione di un intento già coperto da un'altra pagina del sito?
  4. Cannibalizzazione interna: due o più pagine programmatiche finiranno per competere tra loro per la stessa query, indebolendosi a vicenda invece di dividersi la domanda in modo efficiente?

Un progetto che pubblica tutte le combinazioni tecnicamente possibili, senza applicare questi filtri, ottiene solo un sito enorme, con una percentuale minoritaria di pagine che ricevono traffico reale e una maggioranza che esiste solo per essere scansionata, senza contribuire a nulla.

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Crawl e indicizzazione fanno parte della strategia

Una strategia di Programmatic SEO seria include, fin dalla progettazione, il modo in cui Google dovrà muoversi dentro quella struttura: 

  • internal linking tra le combinazioni correlate;
  • sitemap segmentate per cluster;
  • gestione delle canonical quando esistono varianti simili;
  • regole chiare su quando una pagina deve passare a noindex o essere deindicizzata.

Mueller distingue con chiarezza SEO tecnicastrategia programmatica, perché rendere migliaia di URL scansionabili non equivale ad aver costruito una buona Programmatic SEO. 

Sono due lavori diversi, e il secondo è quello che decide se il primo produce risultati o solo crawl budget sprecato.

Chi lavora su progetti con migliaia di URL sa che i due problemi più comuni sono opposti e ugualmente dannosi: 

  • pagine importanti rimaste orfane, senza collegamenti interni sufficienti a farle scoprire;
  • pagine senza alcun valore che restano indicizzate solo perché nessuno ha mai deciso di rimuoverle.

Un sistema di regole per pubblicazione e deindicizzazione delle combinazioni a basso valore dovrebbe essere parte della strategia per evitare di dover fare correzioni in seguito. 

Come lanciare una strategia di Programmatic SEO senza rischi

L'errore più costoso in questo tipo di progetti è la pubblicazione massiva immediata, ovvero generare tutte le combinazioni disponibili nel primo mese e osservare cosa succede.

Meglio invece adottare un approccio più prudente partendo da un cluster limitato, quello in cui i dati disponibili sono più solidi e l'intento di ricerca più chiaro. 

Su quel cluster si osservano indicizzazionedistribuzione dei ranking, query realmente intercettate e conversioni, prima di decidere se e come espandere.

Solo quando il modello dimostra di funzionare su quel primo perimetro ha senso allargarlo a nuove combinazioni. 

Il rapporto tra pagine indicizzate e pagine che generano effettivamente traffico o conversioni è la metrica che dovrebbe guidare ogni decisione di espansione.

Come misurare una strategia di Programmatic SEO dopo il lancio

Il traffico organico complessivo è una metrica troppo grezza per capire se un progetto di Programmatic SEO sta funzionando oppure no. 

Indicatori più utili da monitorare nel tempo sono:

  • Percentuale di URL che ricevono almeno una impression o un clic: se una fetta consistente delle pagine pubblicate non riceve mai domanda, il modello ha un problema a monte;
  • Revenue o conversioni per URL indicizzata: serve a capire se ogni pagina aggiuntiva sta contribuendo o sta solo diluendo l'attenzione;
  • Crawl sprecato su pagine senza query: misurabile incrociando i log di crawling con le pagine che non generano impression;
  • Performance per template o cluster: alcune combinazioni possono funzionare molto bene mentre altre trascinano in basso la media;
  • Decadimento nel tempo e costo di mantenimento del dataset: perché una pagina che dipendeva da un dato oggi accurato può perdere valore se quel dato smette di essere aggiornato.

Fermarsi al traffico organico complessivo rischia di far sembrare sano un progetto che, in realtà, sta accumulando migliaia di pagine improduttive sotto la copertura di poche combinazioni che funzionano bene.

Programmatic SEO nell'era della ricerca AI

C'è un ultimo elemento che nel 2026 cambia il modo in cui va progettata una pagina programmatica: cosa succede quando quella pagina non viene letta da un utente che scorre la SERP ma da un sistema che deve sintetizzare una risposta?

Se una pagina offre soltanto una risposta testuale facilmente riassumibile in due righe, il suo valore per l'utente finale tende a comprimersi, mentre un sistema generativo può sintetizzarla e restituirne il succo senza che serva visitare la pagina originale.

Se invece la pagina offre uno strumento, un dato aggiornato in tempo reale, un confronto interattivo o un'azione da compiere, mantiene una ragione concreta per essere visitata, indipendentemente da quanto i sistemi AI diventino bravi a riassumere.

La stessa guida di Google sulla ricerca generativa insiste su questo: contenuti unici e non-commodity, evitando la moltiplicazione di pagine pensate per intercettare ogni possibile variazione della domanda. 

È lo stesso principio che vale per Google Search dal punto di vista dello scaled content abuse, applicato adesso anche al modo in cui le AI Overview e i sistemi conversazionali selezionano le fonti da citare.

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Il punto centrale della Programmatic SEO

La Programmatic SEO è un sistema per rendere indicizzabile un valore che esiste già su larga scala. 

Quando il valore nasce dal dataset, la crescita è una conseguenza sana del progetto

Quando il valore viene creato soltanto dal template, ogni pagina aggiuntiva aumenta il rischio invece di ridurlo, e recuperare la fiducia persa per pagine di scarso valore richiede molto tempo e risorse. 

Per questo la parte più delicata di un progetto di Programmatic SEO è la struttura che decide quali combinazioni meritano una URL, quali dati le devono alimentare e come vanno gestite crawling e indicizzazione nel tempo. 

Ed è proprio questa la parte che richiede la giusta competenza 

Se stai valutando un progetto di Programmatic SEO, o hai già un sito con migliaia di pagine generate che non stanno performando come dovrebbero, può valere la pena partire da un'analisi della struttura attuale prima di continuare a scalare. Puoi scoprire come lavoriamo su progetti di questo tipo nella pagina dedicata alla nostra agenzia SEO.

Domande frequenti sulla Programmatic SEO

La Programmatic SEO è considerata spam da Google?

No, non automaticamente. Google penalizza lo scaled content abuse, cioè la produzione massiva di pagine poco originali create principalmente per intercettare query e non per aiutare l'utente, indipendentemente da come sono state generate. L'automazione in sé non è il problema.

Quante pagine servono per fare Programmatic SEO?

Non esiste un numero minimo o massimo. Il numero di pagine dovrebbe essere una conseguenza del numero di combinazioni che offrono davvero valore incrementale all'utente.

Come si evita che la Programmatic SEO diventi scaled content abuse?

Verificando, per ogni combinazione, che la pagina offra qualcosa che l'utente non otterrebbe già da una pagina più generale del sito. In pratica: dati propri della combinazione, non solo una variabile cambiata nel testo, oltre a regole chiare su crawling, indicizzazione e rimozione delle pagine a basso valore.

Qual è la differenza tra Programmatic SEO e SEO tecnica?

La SEO tecnica rende migliaia di URL scansionabili e indicizzabili. La Programmatic SEO decide quali di quelle URL meritano di esistere e quale valore devono offrire. La prima è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la seconda.

Come identificare nicchie di mercato per la SEO programmatica?

Partendo da tre condizioni che devono essere presenti:

  1. la domanda è frammentata in tante varianti simili (città, prodotti, integrazioni, rotte).
  2. esiste, o è costruibile, un dataset proprietario capace di alimentare ogni variante con dati reali.
  3. chi si posiziona oggi per quelle query offre contenuti generici o obsoleti, lasciando spazio a una pagina che risponde con dati aggiornati o una funzionalità specifica.

Se manca anche solo una di queste tre condizioni, quella nicchia probabilmente non giustifica un progetto programmatico.

Esistono strumenti che automatizzano la creazione di contenuti per programmatic SEO?

Sì, ma vale la pena essere precisi su cosa automatizzano davvero. Esistono strumenti di keyword clustering per individuare le combinazioni con domanda reale, CMS headless o database collegati a un templating engine per generare le pagine, e sistemi di generazione testuale per riempire le parti variabili dei template.

Nessuno di questi strumenti, da solo, risolve il problema centrale di questa guida: il dataset che alimenta le pagine. Uno strumento può accelerare la pubblicazione, non può inventare un'inventory, un prezzo reale o una recensione verificata che prima non esistevano. Per questo la scelta dello stack tecnico dovrebbe arrivare dopo aver definito il dataset, non prima.

Quali sono le migliori piattaforme per implementare strategie di programmatic SEO in Italia?

Non esiste una piattaforma valida per tutti i progetti, ma i criteri con cui vale la pena valutare una piattaforma sono:

  • la possibilità di generare e gestire sitemap segmentate,
  • un controllo granulare su noindex e canonical per singola combinazione,
  • l'integrazione diretta con il dataset invece che con un CMS statico,
  • la possibilità di impostare soglie minime di valore prima della pubblicazione.

Un progetto su un e-commerce con migliaia di SKU e un progetto su un comparatore di servizi B2B raramente hanno bisogno dello stesso stack.

Dove posso trovare agenzie italiane che offrono soluzioni di programmatic SEO?

NetStrategy lavora su progetti di questo tipo, in particolare su siti con cataloghi, network verticali o grandi inventory che devono scalare la propria struttura senza perdere valore per singola pagina.

Più in generale, quando valuti un'agenzia per un progetto di Programmatic SEO, verifica che non parta subito dal numero di pagine da pubblicare, ma dal dataset disponibile, dai criteri di validazione della domanda e dalla gestione tecnica di crawling e indicizzazione su larga scala.

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Autore

Stefano Robbi
Stefano Robbi

Chief Executive Officer

Dal 2009 ad oggi guida NetStrategy come agenzia di  marketing specializzata in SEO, GEO, ADV, e-Commerce e marketing automation per il mercato italiano e internazionale. Stefano può accostare una formazione specifica di marketing strategico, acquisita nel M.Sc. in Marketing Management all’Università Bocconi e nella pregressa esperienza presso Microsoft Italia prima della fondazione di NetStrategy. Affianca all'attività di consulenza un'intensa attività di docenza universitaria e di public speaking in eventi nazionali e internazionali del settore digital.


Aree di specializzazione: Strategia digitale, analisi dei dati, SEO, GEO, Search Engine Marketing, E-commerce optimization, Marketing automation, Conversion Rate Optimization.

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Docente in varie università e formatore ad eventi di livello internazionale

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