
Ultimo aggiornamento
03.09.2026
Share of Voice: come costruire una metrica che abbia senso per il tuo settore
Il ranking non basta per misurare quanto sei visibile nel mercato
Per anni una parte importante della misurazione SEO si è concentrata soprattutto su ranking, traffico organico, impression e numero di keyword posizionate.
Sono indicatori fondamentali, ma rispondono a domande diverse.
Il ranking ci dice dove compare una pagina per una determinata ricerca.
Il traffico ci dice quante visite organiche stiamo ricevendo.
Le impression ci dicono quante volte le nostre pagine sono state mostrate nei risultati di ricerca.
Nessuna di queste metriche, presa singolarmente, ci dice però quanto della domanda disponibile stiamo intercettando rispetto agli altri player che competono per la stessa visibilità.
Immaginiamo due siti.
Il primo compare in prima pagina per 500 keyword e il secondo per 200. Guardando soltanto il numero di keyword, il primo sembrerebbe nettamente più forte.
Ma cosa succede se gran parte delle 500 ricerche ha volumi ridotti, mentre il secondo sito presidia le query con maggiore domanda e maggiore valore commerciale?
La deduzione che possiamo fare è significativa: contare le keyword non basta.
Anche considerare le singole posizioni, da sole, può essere fuorviante: essere primi per una ricerca da 20 ricerche mensili non equivale a essere terzi per una ricerca da 10.000.
È proprio questo uno dei motivi per cui la Share of Voice SEO diventa interessante: prova a trasformare tante singole posizioni in una lettura complessiva e competitiva della visibilità.
Prima della formula viene il mercato che vuoi misurare
La qualità della Share of Voice dipende innanzitutto dalla qualità del dataset utilizzato.
Prima ancora di calcolare una percentuale bisogna quindi definire il perimetro.
Prendiamo un esempio ipotetico.
Un'azienda vende software per la gestione della manutenzione industriale. Potremmo costruire il monitoraggio utilizzando genericamente tutte le keyword per cui il sito si posiziona.
Il risultato sarebbe una metrica.
Ma sarebbe davvero la metrica che ci interessa?
Probabilmente no.
Un dataset più utile potrebbe essere costruito intorno ai principali ambiti del business:
| Cluster | Alcuni esempi di ricerca |
| Categoria | software manutenzione industriale, software CMMS |
| Problema | ridurre fermi macchina, organizzare manutenzione impianti |
| Funzionalità | manutenzione preventiva software, gestione interventi tecnici |
| Confronto | migliori software CMMS, alternative software manutenzione |
| Commerciale | software manutenzione industriale prezzi, gestionale manutenzione aziende |
A questo punto andrebbero definite anche altre variabili: area geografica, lingua, target, intento, ricerche branded e non branded e competitor da analizzare.
Per questo, alla base di una Share of Voice significativa deve esserci anche una ricerca delle parole chiave capace di individuare non semplicemente le query con maggiore volume, ma quelle realmente rappresentative del mercato e degli obiettivi del business.
Solo dopo questa operazione possiamo dire che la percentuale risultante rappresenta davvero la quota di visibilità del brand nel mercato che abbiamo deciso di osservare.
Non tutta la visibilità vale allo stesso modo
C'è un altro aspetto fondamentale da considerare.
Anche all'interno dello stesso cluster, due keyword non hanno necessariamente lo stesso valore per l'azienda.
Una ricerca può avere un volume enorme ma un legame debole con il prodotto.
Un'altra può avere poche centinaia di ricerche, ma descrivere esattamente il problema di un potenziale cliente vicino alla conversione.
È quindi possibile introdurre anche una valutazione del business value della visibilità.
Per rendere la Share of Voice più rappresentativa del reale valore delle query, possiamo pesare la visibilità considerando non solo il volume di ricerca e la probabilità di clic, ma anche quanto quella ricerca è rilevante per il business:
visibilità ponderata = volume × CTR stimato × rilevanza per il business
Non si tratta di una formula standard della Share of Voice, ma di un modo per trasformarla in una metrica più vicina alle priorità dell'azienda.
È importante però che la ponderazione venga definita in anticipo e mantenuta trasparente. Altrimenti si rischia di modificare il modello fino a ottenere il risultato che si desiderava vedere.
I competitor SEO non sono sempre i competitor del tuo business
Un'altra scelta che può cambiare radicalmente la lettura della Share of Voice riguarda i competitor.
Se chiediamo a un'azienda di indicare i propri concorrenti, probabilmente riceveremo una lista di organizzazioni che vendono prodotti o servizi simili.
Nelle SERP, però, la competizione funziona in modo diverso.
Per una stessa ricerca potresti contendere visibilità a: marketplace, comparatori, magazine di settore, siti editoriali, associazioni, portali verticali, Reddit, forum, YouTube o altri domini che non venderanno mai lo stesso prodotto.
Non sono competitor commerciali.
Sono però competitor di visibilità.
Se un portale editoriale occupa stabilmente le prime posizioni per una parte importante delle domande che precedono la scelta del tuo prodotto, sta comunque intercettando una quota di visibilità che il tuo brand non possiede.
Questo rende utile distinguere almeno due livelli:
- competitor di business, cioè le aziende con cui competiamo direttamente sul mercato;
- competitor di visibilità, cioè tutti gli attori che intercettano la stessa domanda nelle SERP.
La seconda categoria può essere particolarmente interessante perché spesso rivela qualcosa sul tipo di contenuto che Google considera più adatto all'intento.
Se per un'intera famiglia di ricerche dominano video, forum e publisher, la soluzione non è necessariamente creare altre dieci landing commerciali.
Potrebbe essere invece necessario ripensare il formato con cui stiamo cercando di presidiare quella domanda.
Individuare correttamente questi player è uno dei passaggi fondamentali dell’analisi SEO dei competitor, perché permette di capire con chi stiamo realmente contendendo la visibilità nelle SERP.
Dalla SEO alla GEO: cosa cambia quando la risposta non è più una SERP
Fin qui abbiamo ragionato principalmente sulla ricerca organica tradizionale.
Il modello era, semplificando: keyword → SERP → ranking → click.
L'arrivo dei sistemi generativi introduce però un altro percorso possibile: domanda → risposta AI → brand, prodotto, entità o fonte citata.
L'utente può porre una domanda e ricevere direttamente una sintesi, un confronto tra soluzioni o una serie di raccomandazioni.
In questo ambiente la visibilità non coincide più soltanto con la posizione di un URL.
Possiamo essere presenti perché il brand viene nominato.
Perché un nostro contenuto viene citato come fonte.
Perché un prodotto viene incluso tra le alternative.
Oppure perché l’AI raccomanda esplicitamente la nostra soluzione.
È qui che il concetto di Share of Voice può essere esteso dalla SEO alla GEO, Generative Engine Optimization. Attraverso una consulenza GEO è possibile analizzare come il brand compare nelle risposte dei sistemi generativi, rispetto a quali competitor e su quali domande rilevanti per il mercato.
Possiamo quindi ragionare su due livelli complementari.
- Organic Share of Voice: misura quanta parte della domanda organica definita dal nostro keyword set viene intercettata dal brand rispetto agli altri domini.
- Generative Share of Voice: misura quanto frequentemente il brand e i prodotti emergono nelle risposte generate dai sistemi AI rispetto agli altri player analizzati.
La logica competitiva rimane, ma cambia il luogo nel quale osserviamo la visibilità.
Dalle keyword ai prompt: cambia anche il dataset
Se nella SEO il punto di partenza è il keyword set, nella GEO serve costruire anche un prompt set rappresentativo.
Le persone utilizzano i sistemi conversazionali in modo diverso da un motore di ricerca tradizionale e possono aggiungere molto più contesto.
Una keyword come: “software manutenzione industriale” potrebbe trasformarsi in domande come:
- “Quali sono i migliori software per gestire la manutenzione preventiva in uno stabilimento?”
- “Che software posso usare per ridurre i fermi macchina e organizzare gli interventi dei manutentori?”
- “Quali alternative esistono per un'azienda manifatturiera con più stabilimenti?”
- “Confrontami tre soluzioni per la gestione della manutenzione industriale.”
- “Quale software CMMS consiglieresti a una media impresa italiana?”
Stiamo parlando dello stesso mercato, ma ogni domanda può attivare associazioni, fonti e raccomandazioni differenti.
Per questo anche il prompt set dovrebbe essere segmentato per topic, intento, fase del funnel, target e contesto d'uso.
L'importanza di costruire un set di prompt coerente emerge anche dalla nostra ricerca sulla GEO per PMI, nella quale abbiamo analizzato 190 siti appartenenti a 10 mercati differenti, confrontando ogni azienda con i propri competitor attraverso prompt informativi e commerciali.
La qualità della Generative Share of Voice dipende dalla rappresentatività di questo universo esattamente come la qualità dell'Organic Share of Voice dipende dal keyword set.
Dalla metrica alla decisione
La Share of Voice è utile quando permette di passare da: “Il nostro sito è visibile?” a “Dove siamo visibili rispetto agli altri?”.
E poi ancora: “Siamo visibili proprio quando l’utente sta cercando, confrontando o valutando soluzioni rilevanti per il nostro business?”.
Per ottenere una Share of Voice davvero utile, serve costruire un modello coerente con il proprio settore, definendo:
- un set di keyword rappresentative, che rifletta le ricerche realmente importanti per il business;
- un set di prompt significativo, per analizzare anche come il brand compare nelle risposte generate dall’AI;
- i competitor giusti da confrontare, includendo non solo i concorrenti di business ma anche quelli che competono per la stessa visibilità;
- una segmentazione per topic e intento di ricerca, per capire dove il brand è forte e dove lascia spazio agli altri;
- un sistema di ponderazione coerente, che attribuisca maggiore importanza alle query più rilevanti dal punto di vista strategico;
- una lettura approfondita dei dati, che non si fermi alla percentuale complessiva ma analizzi dove e perché la visibilità cresce o diminuisce.
Nella ricerca tradizionale dobbiamo capire quanta parte della domanda organica riusciamo a intercettare.
Negli ambienti generativi dobbiamo osservare quanto frequentemente il brand viene riconosciuto, citato e consigliato rispetto agli altri player.
Sono due facce dello stesso problema: come viene distribuita l'attenzione digitale all'interno del nostro mercato?
La Share of Voice non serve quindi soltanto a sapere quanto sei visibile.
Serve a capire dove il mercato ti associa a un tema, dove ti sostituisce con un competitor e dove rischi di scomparire dalle risposte che influenzano le decisioni degli utenti.
It's time to share











