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Il 11 gennaio, 2019
Topic SEO

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare”: questo proverbio, letto così, ti farà sorridere. Probabilmente, però, il sorriso sparirà dal tuo volto non appena ti comunicherò che questo è uno dei detti che più si addice agli algoritmi del sommo motore di ricerca, Google. Infatti, ogni link in ingresso del tuo sito ha una storia alle spalle e, sulla base della sua qualità e della sua provenienza, Google valuta positivamente o negativamente anche il tuo sito. È per questo che la link audit è fondamentale per prevenire ogni eventuale penalizzazione e sviluppare una strategia di link building efficace. Scopri in questa guida come affrontare la link audit al meglio, in poche e semplici mosse!

link audit

Quali sono gli obiettivi della link audit?

link audit

Abbiamo già visto che il link in ingresso rappresenta per Google una “referenza” del tuo sito. Tuttavia, una raccomandazione è considerata nulla, se non addirittura negativa, quando arriva da un sito di scarsa qualità o, addirittura, spammoso. Tra gli aggiornamenti di Google utili alla SEO c’è infatti anche un certo “Penguin”, che detto così può sembrare estremamente carino, ma che ha portato fastidi non di poco conto nei siti:  l’algoritmo è nato per realizzare un’analisi approfondita dei link in ingresso dei siti, valutarne il livello di qualità ed eventualmente penalizzare il sito che li riceve. Ciò che è nato per contrastare lo SPAM e l’acquisto di backlink, si è rivelato un intoppo nelle strategie di link building che molte aziende avevano intrapreso. Nonostante ciò, al nostro fianco in questo tortuoso percorso c’è proprio la link audit, che comprende tutte le attività di analisi dei link di un sito, e quindi di:

  • Link interni, che collegano le diverse pagine di uno stesso dominio;
  • Outbound link, ossia tutti quei link che partono dal nostro dominio e giungono ad un terzo dominio;
  • Inbound link, ossia tutti quei link che partono da un terzo dominio e arrivano al nostro sito.

In questo articolo ci occuperemo in particolare di quest’ultimo aspetto della link audit, che rappresenta il punto focale di una strategia di link building. Ma entriamo nel dettaglio: quali sono gli obiettivi della link audit? Di seguito ne vediamo alcuni:

  • Identificazione di tutti i link che stanno arrivando al nostro sito. Soprattutto se stiamo sviluppando una strategia di acquisizione di backlink, ci farà piacere conoscere in ogni istante quanti sono i domini che linkano il nostro sito, per rimanere aggiornati sul percorso che stiamo svolgendo;
  • Identificazione dei rischi di penalizzazione. Dopo aver constatato quanti sono i link in ingresso verso il nostro sito, potremo comprendere in che situazione ci troviamo: il nostro sito è diventato preda facile di directory fittizie o di siti spammosi? Constatare fin da subito i rischi che stiamo correndo ci permetterà di agire per evitare la penalizzazione da Google Penguin;
  • Identificazione dei link positivi. Dopo tante notizie negative, è giusto sottolineare anche questo aspetto: attraverso la link audit possiamo comprendere chi ci ha linkati e per quale motivo e, quindi, se stiamo creando una presenza solida sul web.

Ora che abbiamo capito quali sono i principali obiettivi della link audit, possiamo analizzare le 4 semplici mosse per analizzare il nostro sito e, soprattutto, prevenire la penalizzazione da Google Penguin per divenire “autorevoli” agli occhi del sommo motore di ricerca.

#1 Ricerca dei link in ingresso: come trovarli?

ricerca link audit

La link audit, di norma, comincia con una ricerca generica dei link in ingresso che arrivano al sito. In questo caso come in molte altre situazioni, Google ci fornisce già un tool gratuito che possiamo sfruttare per ottenere le informazioni che stiamo cercando: Google Search Console. Vediamo nel dettaglio come funziona questo strumento e come può aiutarci ad analizzare il nostro sito a livello di inbound link.

Accediamo a Google Search Console e selezioniamo, tra quelli presenti il nostro sito. Quindi, ci spostiamo sul menu a sinistra, cerchiamo la sezione “azioni manuali” e clicchiamo su “link”. A questo punto, di fronte a noi appariranno 2 categorie diverse:

  • Link esterni, suddivisa per “pagine collegate principali”, “siti con link principali” e “testo con link principale”;
  • Link interni, con la sottocategoria “pagine collegate principali”.

Teniamo in considerazione la prima categoria ed analizziamo, sottocategoria per sottocategoria:

  • Quali sono le pagine del nostro sito che hanno ottenuto il maggior numero di backlink. Se abbiamo già dato il via ad una strategia per il raggiungimento di nuovi link in ingresso, dovremo constatare che i link portano alla nostra homepage o alle pagine che consideriamo più “calde”, ossia più appetibili;
  • Quali siti ci linkano di più. Già da queste prime, generiche, informazioni possiamo intuire se c’è qualcosa che non va (troveremo url strani, che contengono la parola “SPAM” o che, comunque, non indicano nulla di connesso alla nostra attività);
  • Quali sono i testi con i quali veniamo linkati (anchor text). Ogni link contiene una parola chiave di riferimento. I principali anchor text dovrebbero essere il nome stesso del nostro sito o il nostro core business. Ad esempio, NetStrategy otterrà in prevalenza backlink con le keyword “NetStrategy”, “Agenzia SEO”, “Agenzia Inbound Marketing”.

A questo punto avremo una panoramica generica della situazione del nostro sito. Le prime informazioni ottenute tramite Google Search Console dovranno essere confermate da un’analisi più approfondita, che è prevista nel secondo step della link audit.

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#2 Analisi dei link in ingresso: cosa considerare?

analisi link audit

La prima fase della link audit – quella relativa alla ricerca dei backlink – culmina successivamente nell’analisi specifica. Se, infatti, Google Search Console ci ha già offerto qualche spunto di riflessione, ora è necessario approfondire la situazione del nostro sito, nell’ottica di identificare i rischi a cui stiamo andando incontro o i backlink positivi che stiamo ricevendo. Come fare? Esistono principalmente 2 metodi:

  • Analisi manuale dei backlink. Si tratta, ovviamente, della strada più tortuosa. Google Search Console ci dà la possibilità di esportare in Excel i dati dei link in ingresso raccolti. Possiamo trovare il tasto “esporta link esterni” in alto a destra nella pagina principale dei link. Successivamente, selezioneremo “altri link di esempio” e “CSV”. A questo punto ci si aprirà un file Excel che racchiuderà assieme gli url da cui arriva la maggior parte dei tuoi link. Attenzione: non saranno presenti tutti i backlink e, soprattutto, dovremo osservarli uno ad uno per capire se sono favorevoli – e quindi vanno mantenuti – o se sono negativi – ed è necessaria quindi un’attività di recovery –.
  • Analisi per mezzo di un tool. Fortunatamente, ad aiutarci nell’arduo compito di capire se i link che riceviamo sono utili alla causa di aumentare la credibilità agli occhi di Google o se sono dannosi, negli ultimi anni sono nati numerosi strumenti online. I migliori sono Majestic e Ahrefs, ma non sono gli unici.

A titolo d’esempio, proviamo ad utilizzare SEO profiler, che ci permette di ottenere alcune importanti informazioni anche senza la “scocciatura” della registrazione. Inserendo l’url del nostro sito, possiamo avere alcuni dati su:

  • Numero di link in ingresso e backlink principali;
  • Link sospetti: un elenco dei link in ingresso provenienti da url che Google potrebbe valutare negativamente;
  • Anchor test: le parole chiave che vengono utilizzate dai domini terzi per linkare al nostro sito;
  • Domini in ingresso;
  • Settore dei siti da cui proviene l’inbound link. Questo fattore non è da sottovalutare: il motore di ricerca ci farà l’occhiolino se scoprirà che buona parte dei nostri backlink proviene da siti che svolgono attività correlate alla nostra;
  • Paese di provenienza dei backlink;
  • LIS (Link Influence Score), ossia il livello di credibilità agli occhi di Google della pagina da cui arrivano i link;
  • Età dei link: un link duraturo è considerato molto più autorevole rispetto ad un link recente.

Grazie a tutte queste informazioni, potremo effettivamente capire se la nostra strategia per ottenere backlink sta dando i suoi frutti o se è necessario agire prima di subito per evitare una pesante penalizzazione da parte di Google Penguin. In quest’ultimo caso, parliamo di un’attività di recovery: rifiutiamo, quindi, il link in ingresso e chiediamo a Google di evitare di tenere conto dei suddetti link.

#3 Fase di recovery: come rimuovere i link dannosi?

recovery

Molto spesso capita di constatare una decrescita esponenziale del traffico proveniente dai motori di ricerca, oltre che una diminuzione del ranking, e di entrare in panico perché non si comprende il motivo di questa situazione. Non è cambiato nulla all’interno del sito? Non sono state cancellate pagine che potrebbero provocare errori 404? Non è stata constatata la presenza di contenuti duplicati? Se abbiamo già escluso ogni possibile causa, forse questa è da ricercare proprio nei link in ingresso dannosi. Vengono così definiti quei backlink che derivano da:

  • Siti di SPAM o directory fittizie;
  • Siti che non hanno visibilità online;
  • Siti che hanno subìto, per diverse ragioni, penalizzazioni da Google.

Anche se potrebbe non sembrare, un inbound link che ha origine in un sito privo di autorità davanti a Google e, anzi, che viene visto di malocchio, può essere puro veleno per il nostro sito e causare la perdita di ranking nella SERP. Ciò, ovviamente, si traduce nella sparizione di una buona fetta di traffico organico. Uno degli obiettivi principali della link audit è proprio quello di prevenire la penalizzazione da parte del motore di ricerca o, eventualmente, di agire affinché questi link vengano rimossi.

Cosa fare, quindi, se a seguito dell’analisi specifica dei link in ingresso abbiamo constatato la presenza di numerosi link dannosi? Dopo aver ottenuto, tramite Google Search Console o tool specifico, la lista dei link che causano la penalizzazione, daremo il via alla fase di recovery. L’obiettivo è, infatti, quello di rimuovere i link dannosi dal nostro sito. Ciò è possibile realizzando un file di estensione .txt e codificato in UTF-8 o ASCII a 7 bit, che viene definito “file disavow”, in cui elenchiamo, riga dopo riga, tutti i link in ingresso che intendiamo rifiutare.

Successivamente, il testo verrà presentato a Google, per fare in modo che non tenga conto di questi link. In che modo? Scrivendo ai webmasters del motore di ricerca: clicchiamo sul link https://www.google.com/webmasters/tools/disavow-links-main, selezioniamo il nostro sito, premiamo su “rifiuta link” e inseriamo il file txt che abbiamo realizzato.

Teniamo presente che l’attività di recovery è estremamente delicata ed è per questo che si consiglia, di norma, di esternalizzarla ad un’agenzia SEO. Se desideri approfondire l’argomento, affidati al seguente articolo: Google Penguin: la penalizzazione.

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#4 Analisi della qualità dei link: come procede la strategia?

qualità link

Se abbiamo già dato il via ad una strategia per l’acquisizione di backlink utili alla SEO e vogliamo capire se stiamo ottenendo risultati concreti e tutto procede liscio come l’olio, la link audit può aiutarci ulteriormente. Dopo aver analizzato i diversi link in ingresso e aver rimosso quelli dannosi, non ci resterà che controllare il livello di qualità dei backlink rimasti in gioco: sono davvero ottimi? Stanno davvero producendo i loro frutti e aiutando il nostro sito a migliorare la reputazione agli occhi del motore di ricerca? Questa fase serve proprio a rispondere a questi quesiti.

In che modo è possibile ottenere queste indicazioni? Utilizzare Google Analytics (a proposito, al link qui di fianco potrai trovare una guida completa alle sue principali funzioni!) può rappresentare la soluzione migliore. Come già sappiamo, Google Analytics è un vero e proprio “contatore” del nostro sito: grazie a questo strumento, possiamo conoscere in tempo reale le sue performance, le pagine più visitate dagli utenti, il target a cui dobbiamo rivolgerci. Ed è attraverso i suoi dati che possiamo comprendere anche se i nostri link in ingresso sono ottimi a livello di qualità o se possiamo migliorare la nostra strategia.

A quali fasi e fattori dobbiamo prestare attenzione per giungere a questa conclusione? Vediamoli assieme:

  • Traffico referral. Con questo strano termine intendiamo tutte le visite che otteniamo per mezzo di backlink. In pratica: quanti utenti vedono un link che da un dominio terzo mira al nostro sito e ci cliccano sopra? Questo indicatore, anche se piuttosto generico, è molto importante per capire l’andamento della nostra strategia. Facciamo un esempio. Il nostro sito, che vende cosmetici, viene consigliato e linkato da Clio Make Up. Ovviamente, potremo vantare un buon numero di utenti che ci visitano e che provengono dal sito di Clio, che risulta particolarmente popolare. Al contrario, se abbiamo deciso di affidarci ad un sito di SPAM, difficilmente questo avrà visibilità online e potrà essere rintracciato da qualcuno: constateremo, quindi, un traffico referral estremamente basso (o, addirittura, nullo).
  • Periodo di traffico referral. Dopo aver constatato un buon numero di visite provenienti dai link in ingresso, ci chiediamo: stanno aumentando nel corso dei mesi o rimangono costanti? Se abbiamo dato il via ad una strategia di backlink, non possiamo attenerci a dati che rimangono inalterati nel corso del tempo, ossia ai medesimi dati di quando non svolgevamo alcuna attività in questo senso. Se constatiamo che, mese dopo mese, il traffico proveniente dai link in ingresso sta crescendo, significa che siamo sulla strada giusta. Attenzione, però: non scoraggiamoci se solamente 10 giorni dopo l’avvio della strategia non otteniamo ancora risultati. Questo genere di attività richiede molto tempo.
  • Frequenza di rimbalzo da traffico referral. Eccoci giunti all’ultima fase del nostro percorso. Dopo aver valutato la presenza di nuove visite provenienti da link esterni ed una crescita di queste negli ultimi tempi, ci chiediamo: gli utenti che arrivano da un terzo dominio rimangono volentieri nel nostro sito? Questo fattore è molto importante perché ci indica se siamo linkati da domini che trattano attività correlate alla nostra o domini troppo diversi. Torniamo all’esempio di Clio Make Up per rendere più chiaro il ragionamento: un utente che visita quel sito è interessato al mondo della cosmetica. Entrando nel nostro sito, troverà sicuramente ciò che gli interessa. Se il link provenisse da un sito di ricette culinarie, difficilmente riusciremmo a catturare l’attenzione del visitatore.

Queste semplici mosse ci permettono di avere un’idea chiara sulle performance della nostra strategia per l’acquisizione di backlink e di capire dove dobbiamo e possiamo migliorare. Se, per esempio, il traffico referral risulta particolarmente elevato a partire dagli ultimi mesi, ma la frequenza di rimbalzo è ancora troppo alta, sapremo che dobbiamo migliorare sull’attinenza dei backlink. Se, invece, constatiamo che il traffico referral fatica a crescere, sapremo che è necessario rafforzare ulteriormente la nostra strategia, cercando di ricevere sempre e solo link in ingresso.

Per approfondire l’argomento trattato in questo articolo, non esitare a consultare la nostra pagina dedicata alla link audit.

Conclusione

In questo articolo abbiamo visto 4 semplici mosse per realizzare una link audit del nostro sito: si tratta di un’attività fondamentale per capire se la strategia per l’acquisizione dei link in ingresso sta risultando efficace e per evitare la penalizzazione dovuta a Google Penguin. Di norma, la link audit risulta suddivisa in 4 specifiche fasi:

  • Ricerca dei link in ingresso;
  • Analisi approfondita dei link in ingresso;
  • Fase di recovery per il rifiuto di backlink dannosi;
  • Analisi della qualità dei link in ingresso.

Non ti senti ancora pronto per affrontare la link audit da solo? Temi di essere stato penalizzato da Google Penguin? Vorresti capire se la strategia che hai implementato per far crescere il tuo sito è efficace o meno? Parlami del tuo progetto e scopriamo assieme quale strada percorrere per farlo  crescere.

Stai perdendo ranking? Analizziamo il tuo sito!

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Sara Stabili

SEM Specialist & Project Manager - La sua tesi sull’Inbound Marketing è stata solo l’inizio di un percorso di successo: Sara si è laureata in Marketing e Comunicazione per le Aziende con il massimo dei voti e da quel momento in poi non ha più abbandonato il mondo del digital marketing. Nel 2016 ha sviluppato un progetto volto ad aumentare awareness e consideration di un’azienda italiana leader nel proprio settore, segnando un grosso punto per NetStrategy. Oggi, Sara è la colonna portante del reparto SEM e gestisce web reputation e strategie di sviluppo per i clienti di NetStrategy.

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