Lancio una provocazione: quasi sicuramente il tuo sito non sarà pronto fin da subito per risultare ottimizzato sui motori di ricerca. Non ti preoccupare, comunque: è normale, in quanto il web developer medio sa perfettamente come programmare un sito e come aggiungere molteplici funzionalità, ma non ha competenze approfondite lato SEO. È per questo che, normalmente, a offrirti una panoramica completa riguardo eventuali problematiche tecniche è il SEO Specialist o SEO Consultant, a seconda della figura a cui ti stai rivolgendo.
Come funziona il motore di ricerca?
Prima di tutto è bene avere chiari gli step che compie un motore di ricerca per comprendere se il tuo sito può essere considerato di qualità o meno e, quindi, quale posizionamento offrirgli:
- I robot – spider – del motore di ricerca compiono un’analisi del sito, che viene definita “crawling”;
- Il materiale ottenuto viene indicizzato, ossia reso presente sul motore di ricerca;
- Vi è la fase di posizionamento, che viene appunto definita “ranking”, per una determinata parola chiave.
Una volta chiarito, in modo molto generico, come lavorano gli spider dei motori di ricerca e come quest’ultimo decida in quale posizione inserirti, arriverà il momento di controllare che i requisiti tecnici siano soddisfatti. Di seguito trovi i principali elementi da prendere in considerazione in questa prima fase di lavoro.
Robots.txt
La cosa più importante da fare quando sei all’inizio del tuo percorso è quella di riuscire a rendere le pagine del tuo sito visualizzabili dagli “spider” dei motori di ricerca. Se, infatti, Google non riesce a effettuare l’analisi e, quindi, a indicizzare le tue pagine, non avrai alcuna speranza di essere visibile e tantomeno di posizionarti bene e di accedere ai benefit della SEO nei siti web. Ciò è possibile creando un robots.txt, un comunissimo file di testo che verrà inserito nella cartella root del tuo sito. Esso funziona come una guida per gli spider che visitano il tuo sito, in quanto da lì riescono a comprendere quali pagine possono visualizzare e quali no (quelle che non vuoi vengano indicizzate e, quindi, appaiano sui motori di ricerca). Non sottovalutare questo documento: un SEO Specialist serio e competente solitamente controlla per prima cosa proprio le informazioni contenute nel tuo robots.txt, per verificare che sia tutto in regola.
Analizzando il tuo robots.txt, potresti scoprire di aver involontariamente bloccato l’accesso agli spider per pagine che vorresti ottenessero un posizionamento. Oppure, potresti scoprire che pagine che per te non risultano così importanti hanno avuto un’indicizzazione.
Sitemap
Abbiamo appena detto che il controllo del robots.txt rappresenta il primo step per l’ottimizzazione SEO. Questo, normalmente, viene seguito dalla creazione di una sitemap. Hai presente l’indice di un libro? Ebbene, la site map funziona esattamente allo stesso modo, presentando agli spider le pagine e il tipo di menu di cui il tuo sito si compone. Si tratta in questo caso di una pagina del sito, che può comunque risultare invisibile agli occhi dell’utente.
A cosa può servire una sitemap quando uno spider è così evoluto da riuscire a ottenere da sé tutte le informazioni? Questo elemento può essere effettivamente considerato “aggiuntivo”. Tuttavia, è bene specificare che aiutare gli spider a comprendere il funzionamento e le caratteristiche del tuo sito può aiutarti a favorire l’indicizzazione delle pagine in tempi particolarmente brevi e, quindi, a dare il via alla tua strategia SEO il prima possibile.
Contenuti duplicati
Dopo aver agevolato il compito degli spider, dovresti verificare di non essere caduto in una delle principali trappole di chi fa SEO a livello amatoriale: i contenuti duplicati. Soprattutto nei casi dei negozi online che rivendono prodotti forniti da altri marchi, è facile constatare come spesso venga utilizzato come descrizione dell’articolo il medesimo testo di quello fornito dal rivenditore. Un esempio?
In questo caso è chiaro come il sole che i seguenti siti web hanno utilizzato un testo già presente sul sito di Unieuro per creare la descrizione del prodotto. Ecco la prova del 9: facciamo un copia-incolla di un paio di righe della descrizione e la inseriamo come ricerca su Google:
Ebbene, se fare copia-incolla può sembrare la cosa più intelligente in termini di tempo, è anche vero che Google valuta assai negativamente i contenuti duplicati. Questi possono essere brani identici presenti all’interno dello stesso sito (per esempio, lo stesso testo per più prodotti Huawei) oppure brani ripresi parola per parola da altri siti. Il motore di ricerca in questi casi penalizza pesantemente quei siti che mancano di “originalità” nei loro contenuti.
Cosa puoi fare se sei incappato in questo errore? Esistono sostanzialmente 2 soluzioni: la più semplice riguarda la creazione di un contenuto completamente originale per la tua pagina o il tuo prodotto, che si discosti da quello già esistente in un’altra pagina o da quello di un sito terzo. In alternativa, puoi utilizzare il “canonical URL” per far capire agli spider di Google quale pagina preferisci ottenga un posizionamento migliore.
Per definire la pagina “canonica”, in modo che sia comprensibile ai motori di ricerca, non ti resta che aggiungere un elemento <link> che contenga il rel=canonical e l’href dell’url all’interno dei tag <head></head> della tua pagina.
Per esempio: <link rel=”canonical” href="domain-name/esempio/">.
Inoltre, lo stesso canonical verrà utilizzato per le pagine “minori”, quelle che hanno un contenuto simile alla tua pagina canonica: “domain-name/esempio2/” avrà come canonical “domain-name/esempio/”.
Quello del canonical è un piccolo elemento, troppo spesso sottovalutato, ma che può davvero fare la differenza nel tuo business online.
Errori 404
Ti è mai capitato di cliccare su un link e di incappare in un errore 404? Sia lato utente, sia lato SEO non c’è nulla di più fastidioso che attendere il caricamento di una pagina che, in realtà, non esiste. Sì, perché questo errore appare nel momento in cui il client è in grado di comunicare con il server, ma quest’ultimo non riesce a trovare ciò che è stato richiesto.
Quando possono apparire errori 404 relativi al tuo sito? Ecco alcune situazioni:
- L’utente digita l’URL in modo sbagliato;
- Hai cancellato un determinato contenuto senza fare il redirect;
- Hai inserito l’URL sbagliato in un link.
Come puoi renderti conto se, effettivamente, sul tuo sito sono presenti errori 404 ancora prima che il motore di ricerca decida di punirti per questo? Puoi sfruttare la Google Search Console, un tool che il colosso di Mountain View mette a tua disposizione gratuitamente per compiere un'analisi approfondita sul tuo sito. Ti basterà entrare nella console e cercare i cosiddetti “errori di scansione”. Una volta ottenuta la lista, potrai creare dei reindirizzamenti (in inglese “redirect”) ad altre pagine per evitare di deludere sia Google, sia l’utente.
Meta Title e Meta Description
Qui entriamo in un argomento davvero molto vasto, del quale si potrebbero scrivere articoli interi (e lo abbiamo fatto nel nostro blog post: “Come scrivere meta title e meta description: la guida completa”). I cosiddetti meta tag sono fondamentali sia lato SEO, sia lato utente: da un lato, infatti, aiutano gli spider dei motori di ricerca a comprendere per quale parola chiave vuoi posizionarti; dall’altro lato, invece, mostrano un’anteprima del contenuto della pagina all’utente che ha ricercato una determinata keyword.
Se non ci hai ancora pensato, fallo subito: realizza meta title e meta description per ogni pagina del tuo sito. Difficilmente, infatti, una pagina priva di questi 2 elementi essenziali potrà ottenere un posizionamento elevato, anche se al suo interno sarà composta da contenuti originali e di elevata qualità.
Se desideri conoscere quali pagine del tuo sito non hai ancora ottimizzato per mezzo di meta title e meta description, puoi utilizzare tool specifici. Da NetStrategy, in particolare, siamo soliti sfruttare le potenzialità di Screaming Frog, che compie un’analisi approfondita di ogni URL per comprendere il livello di ottimizzazione SEO. Nel momento della stesura dei meta tag, non dimenticare comunque di tenere ben a mente 2 regole di indubbio valore:
- L’inserimento della parola chiave per la quale vuoi che quella pagina ottenga ranking;
- Il limite massimo di caratteri che il motore di ricerca ti mette a disposizione: stiamo parlando di 65 caratteri per il meta title e di 155 caratteri per la meta description.
I link in entrata
Per poter ottenere un posizionamento elevato è necessario acquisire credibilità agli occhi dei motori di ricerca. Normalmente, quando ci si candida a una posizione lavorativa e si vuole dare un senso di fiducia al titolare o al responsabile delle risorse umane, si porta con sé una o più lettere di referenze firmate: avere qualcuno che parli bene di te è un asso nella manica di chi vuole ottenere il posto di lavoro. Ebbene, i motori di ricerca la pensano esattamente così: per poter acquisire autorevolezza davanti ai loro occhi devi fare in modo che altri siti parlino bene della tua azienda o dei tuoi articoli, linkando verso le tue pagine.
Questa branca della SEO viene definita “link building” ed è particolarmente importante perché ti permette di fare in modo che siano gli altri a testimoniare che il tuo sito è di qualità. Ma cosa succede quando colui che fa la referenza per il candidato (per esempio, il suo ex datore di lavoro) non è una persona affidabile? Ovviamente, il nuovo titolare non tiene conto della referenza o, peggio ancora, ne tiene conto in maniera negativa. Ecco, anche in questo caso è proprio così che si comportano i motori di ricerca.
Ottenere backlink (ossia link in ingresso) da siti poco affidabili è altamente controproducente per il tuo sito, che potrebbe veder svanire i propri sforzi per l’ottimizzazione a causa di una penalizzazione. Per questo motivo è fondamentale controllare periodicamente le performance della propria strategia di acquisizione di backlink per la SEO e, se necessario, intervenire tempestivamente per rimuovere quei link che vengono definiti “dannosi”.
Per svolgere una link audit, ossia un’analisi dei link in entrata, puoi utilizzare ancora la Google Search Console e cliccare su “link”. Qui troverai gli URL che indirizzano verso il tuo sito e potrai stabilire se possono rappresentare o meno un valore aggiunto per te. Durante l’analisi, tieni conto di:
- Visibilità del sito sui motori di ricerca. Un sito scarsamente ottimizzato quasi sicuramente non influenzerà positivamente il tuo ranking;
- Pertinenza del sito di partenza con il tuo core business. Un sito di pasticceria che linka un di meccanica non verrà considerato dai motori di ricerca.
Una volta stabilito quali backlink possono divenire tossici per la tua strategia di SEO, elimina i collegamenti tramite il tool Disavow, sempre di Google. Qui potrai selezionare il tuo sito e caricare un elenco in formato .txt, all’interno dei quali presenterai tutti i link in ingresso che desideri bloccare.